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Come far ritrovare ai figli la voglia di studiare

voglia di studiare
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Quando la voglia di studiare dei tuoi figli sembra venire a mancare, devi innanzitutto cercare di capire come puoi TU aiutarli veramente a ritrovarla.

Oggi ne parliamo con Luca D’Ovidio, un insegnante che ha frequentato il corso Teacher Life Skills e ha lasciato la scuola in cui insegnava per unirsi ad OSM EDU. Luca aiuta i ragazzi in un percorso di formazione alternativo, li prepara e li accompagna a conoscere e sviluppare i loro talenti per avere successo nella vita. 

In questo articolo ci spiegherà come aiutare i giovani, in famiglia o in azienda, a tirar fuori le loro enormi potenzialità e a ritrovare la voglia di studiare (o lavorare).

  • Hai scelto di lasciare la scuola e intraprendere un percorso alternativo come educatore dopo aver frequentato “Teacher Life Skills”. Quali sono la ragioni che ti hanno portato a prendere questa decisione? 

Io ho sempre amato andare in classe ed esserci per i miei alunni in maniera profonda, ma prima di OSM EDU sentivo sempre come se mancasse qualcosa.

Quando sono andato al primo incontro di “Teacher Life Skills”, invece, mi sono ritrovato catapultato in un mondo completamente diverso rispetto alla formazione classica. Finalmente ho sentito persone parlare di competenze trasversali, di soft skill, di un modo diverso di fare scuola, insomma.

E quelle parole mi hanno fatto sentire nel posto giusto, perché hanno risuonato in me con grande forza. Alcuni di cui concetti io già li mettevo in pratica in maniera naturale, ma non riuscivo a dargli un nome.

Diciamo che mi sono sentito capito, che è un po’ quello che provo a fare anche io con i ragazzi.

  • Con la didattica a distanza durante il periodo Covid ho avuto modo di osservare da dietro le quinte le lezioni e devo dire che, in molti casi, ho visto strumenti educativi veramente “arretrati”. Questa mia sensazione ha a che fare con la motivazione che ti ha portato a lasciare la scuola e unirti a OSM EDU? 

Io penso che la scuola per come è strutturata oggi non faccia altro che tarpare le ali, sia agli insegnanti che agli studenti. Ci sono troppi schemi, troppi programmi da seguire che non aiutano i ragazzi a far venir fuori i loro talenti e gli insegnanti spesso hanno poca possibilità di scelta. 

  • Ho visto su Facebook che hai recentemente visitato una scuola a Secondigliano, un quartiere difficile a Napoli, dove i ragazzi hanno per forza di cose perso la capacità di sognare. Come ti sei avvicinato a loro e quali strategie hai utilizzato per incoraggiare la loro aspirazione e aiutarli a scoprire i propri talenti?

Ti dirò che spesso le scuole “difficili” sono quelle che mi danno più soddisfazioni. Penso davvero che sia l’atteggiamento di noi adulti a fare la differenza e che quando riusciamo a dimostrare di essere lì per loro, lo switch è totale.

E mi è capitato che il preside mi avvertisse che quella in cui stavo entrando era la classe peggiore, mentre l’attenzione dei ragazzi alla formazione si è dimostrata poi completa. 

Uno dei ragazzi di Secondigliano mi ha scritto su Instagram per dirmi che, nei 2 giorni trascorsi insieme, aveva capito più che in tanti anni di scuola quali fossero i suoi talenti. 

In questi casi io sento che posso fare veramente la differenza e i risultati sono stupefacenti. 

  • Spesso i genitori si lamentano dei “giovani svogliati”. Adesso che siamo agli sgoccioli con la scuola e molti ragazzi devono dare lo sprint finale per gli esami di maturità, come pensi che i genitori possano aiutarli?

La cosa fondamentale è non farli focalizzare sull’azione, ma sull’obiettivo. Quando vedi che hanno perso energia, ricordargli il “perché” dietro a quello che stanno facendo può dar loro una grande carica.

Lavorando a stretto contatto con i ragazzi, mi sono reso conto che noi adulti abbiamo una responsabilità enorme nella loro motivazione. Dobbiamo essere noi in primis a metterci in discussione e capire come poter tirare fuori questo potenziale incredibile che i giovani hanno.

Hai mai sentito parlare dell’effetto Pigmalione? Ti faccio un breve esempio su un esperimento fatto in America. 

Il ricercatore e psicologo americano Robert Rosenthal ha voluto esplorare la psicologia sociale e ha scelto un gruppo di studenti di una scuola elementare in California per il suo studio.

Inizialmente, Rosenthal ha somministrato un test di intelligenza a tutti gli studenti. Poi ha selezionato casualmente alcuni bambini e ha comunicato agli insegnanti che si trattava di studenti eccezionalmente intelligenti, anche se la scelta era stata casuale e non si basava sulla loro effettiva intelligenza.

Dopo un anno, il Dottor Rosenthal è tornato nella scuola e ha fatto una scoperta sorprendente: gli studenti selezionati, nonostante la selezione casuale, hanno dimostrato di essere effettivamente migliorati in modo significativo e si sono posizionati tra i migliori della classe.

Ecco perché è importante che noi adulti eliminiamo una serie di preconcetti sui giovani e ci sforziamo di capirli in maniera più profonda.

Questa generazione è diversa dalle precedenti e va stimolata in maniera differente rispetto a ciò che adesso sta facendo il sistema educativo italiano.

La cosa più importante è far sentire che siamo lì per loro ed affidargli delle responsabilità per dargli modo di mettersi alla prova. Solo così possono dimostrare a sé stessi che hanno delle ottime abilità.

  • Io penso che un educatore possa effettivamente fare la differenza nella vita dei ragazzi. Lo vedo con mia figlia, che quest’anno si è innamorata del ju jitsu (e incredibilmente anche della disciplina) grazie al suo maestro. Come valuti l’impatto di OSM EDU sulla vita degli studenti? Hai osservato cambiamenti significativi nel loro atteggiamento, nella motivazione e nei risultati accademici? 

La motivazione è fondamentale sia per i giovani che per gli adulti, a scuola, a casa o al lavoro.

Una delle tecniche che consiglio spesso ai genitori è quella di far concentrare il ragazzo su ciò in cui è bravo e, come conseguenza naturale migliorerà in tutto. Una specie di booster per l’autostima.

Così se è molto bravo in inglese e meno bravo in matematica, io dico ai genitori: Fatelo focalizzare sull’inglese!

  • Quali consigli o suggerimenti hai per gli imprenditori e gli educatori che desiderano contribuire a creare un ambiente in cui i giovani possano coltivare i propri talenti e aspirazioni?

Con l’esperienza ho imparato che esistono dei modi molto pratici per aiutare i ragazzi a tirare fuori il potenziale. Ti do 4 consigli semplici che gli imprenditori e gli educatori possono mettere in pratica domani:

  1. Fai apprezzamenti: riconosci e apprezza i talenti, le abilità e i successi individuali dei giovani che hai al tuo fianco. Sii grato e lodali per i loro sforzi, perché questo contribuisce a costruire fiducia e stimola un senso di realizzazione personale in loro.
  1. Evita atteggiamenti invalidanti: assicurati di non invalidare o sminuire le idee, le opinioni o le capacità dei giovani con cui lavori. Credi nelle loro potenzialità e incoraggiali a perseguire i propri obiettivi, poiché ciò è fondamentale per la loro crescita e autostima.
  1. Distingui le azioni dalla persona: quando fornisci feedback o affronti situazioni difficili, è importante separare le azioni delle persone dalla loro identità. Concentrati sulle azioni e sulle opportunità di miglioramento, anziché etichettare negativamente i giovani. Questo li aiuterà a sviluppare una mentalità di apprendimento e li incoraggerà a migliorare i loro talenti.
  1. Sii presente e disponibile: Crea un ambiente in cui promuovi la fiducia reciproca e la responsabilità personale. Sii lì per sostenere e incoraggiare i giovani nel perseguire i loro interessi e obiettivi. Offri loro opportunità per prendere iniziative e dimostra fiducia nelle loro capacità. Questo contribuirà a sviluppare la loro autostima e sicurezza.

La lezione di oggi di Luca è rivolta agli adulti, che siano educatori o imprenditori, poco cambia.

Chiunque ha a che fare con i giovani è il vero custode del futuro. Perché ha il potere (e la responsabilità) di plasmarli e riuscire a farli brillare.

Per questo non è sufficiente trasmettere loro la conoscenza, che sia di una materia o di un mestiere. La cosa veramente importante è lavorare sulle proprie soft skill per essere in grado di tirar fuori il meglio da questi ragazzi.

Se hai a che fare con giovani svogliati senza voglia di studiare o di lavorare, chiediti in che modo TU puoi cambiare questa situazione.

Così, non solo contribuirai alla formazione di individui di successo. Ma darai anche vita a una società in cui la passione, l’innovazione e il talento dei giovani possono davvero fiorire.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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