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Come creare una collaborazione armoniosa tra generazioni molto lontane

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Al giorno d’oggi, negli ambienti di lavoro, la diversità è una risorsa preziosa. Tra le varie dimensioni della diversità, quella generazionale può rappresentare una sfida interessante e, allo stesso tempo, una grande opportunità. 

A volte questa differenza può causare incomprensione tra i giovani e i più grandi e questo genera problemi a livello lavorativo. Ho sentito dire più volte che i ragazzi si sentono oppressi sul posto di lavoro. Questo può accadere, sì, perché hanno poca sopportazione o perché non vogliono fare sacrifici, è vero. Ma può anche essere che dall’altra parte non si ascoltino poi così tanto le esigenze del giovane. 

Se ci si ostina a lavorare alla vecchia maniera perché “così ho sempre fatto e ha sempre funzionato” non si andrà da nessuna parte. Ciò non vuol dire neanche che, se un giovane collaboratore ha mille pretese, l’imprenditore debba stravolgere l’azienda per lui. Però è importante tener conto delle esigenze che può avere un giovane, perché, nonostante tu possa non capirle per niente, saranno proprio queste a determinare la presenza o meno di ragazzi nella tua azienda.  

CHE TI PIACCIA O NO 

Che ti piaccia o no, le esigenze vanno ascoltate. Sta poi a te filtrarle e capire quali sono “capricci” e quali vere richieste di miglioramento. Purtroppo, non è sempre semplice comprendere i bisogni di persone più lontane da noi per l’età o per il pensiero, ma è necessario.  

Non è la generazione Z a pretendere troppo, ma è il normale corso delle cose: è dalla notte dei tempi che i più grandi guardano un po’ storto quelli più piccoli per certe linee di pensiero che hanno. Lo ammetto, lo faccio anche io dall’alto dei miei diciannove anni. E sai quando me ne accorgo? Quando dico “guarda cosa fa quella ragazzina, io alla sua età giocavo con le bambole!”. Allora subito penso a quanto sia da vecchi questa frase e mi correggo! 

Quindi, assodato il fatto che il cambiamento non va solo accettato, ma proprio abbracciato, ho cercato di racchiudere in questo articolo alcune delle cose che i giovani vorrebbero più spesso sul posto di lavoro. 

COMPRENDERE E ACCETTARE LE DIFFERENZE 

Come ho già accennato, la prima cosa da fare per favorire una collaborazione efficace tra generazioni anche molto lontane è comprenderne le differenze.  

Al giorno d’oggi gli imprenditori, chi gestisce le aziende, sono per lo più Baby Boomer o della Generazione X. Sono noti per la loro dedizione al lavoro e la loro abilità nel costruire relazioni personali. D’altra parte, la Generazione Z è cresciuta con la tecnologia e ha una prospettiva più orientata al futuro.  

Riconoscere queste differenze è il primo passo per comprendersi a vicenda. 

FEEDBACK 

I feedback sono FONDAMENTALI per la generazione Z. Abbiamo bisogno che ci venga comunicato come stiamo andando, se stiamo facendo bene, se qualcosa va male, se va cambiato qualcosa. È sicuramente preferibile sapere se si sta facendo una cosa male per poterla risolvere per tempo. Senza feedback c’è il rischio che il ragazzo perda motivazione.  

Essendo questa una generazione veloce, diretta, immediata, vorrebbe che anche questi feedback fossero immediati. È così che si fa anche sui social, su Internet. Questo significa che non basta dire al ragazzo se va tutto bene o meno durante la riunione mensile/settimanale, ma va fatto costantemente. È importante anche che il feedback sia costruttivo e che quindi non venga fornito solo quando si verifica un errore da parte del gen Z.  

MAIL 

Affrontiamo l’argomento mail: l’acerrima nemica di ogni gen z. 

Sicuramente il metodo peggiore per comunicare feedback a un ragazzo è la mail. Alcune informazioni chiaramente possono essere anche comunicate tramite mail, ma cose come i feedback, la comunicazione di qualcosa che non va o la motivazione del personale non possono essere mandate per mail! 

Il mio consiglio è quello di evitare sempre le mail perché, come dicevo prima, i ragazzi amano l’immediatezza. La mail è tutto il contrario di qualcosa di veloce. Meglio, se possibile ovviamente, usare whatsapp.  

CHIAREZZA 

Una volta ho letto un articolo nel quale un imprenditore parlava di una visita fatta al cliente. Questo cliente raccontava che una volta i suoi dipendenti più giovani, a causa della troppa mole di lavoro, chiedevano che fosse assunto più personale. Allora hanno esposto il loro punto di vista alla direttrice. Lei ha spiegato che stava già agendo sotto quel punto di vista, ma c’era stato un problema. E ha spiegato di cosa questo problema si trattasse. I ragazzi, che prima erano arrabbiati e scoraggiati, si sono decisamente tirati su di morale.  

Questo per dire che certe volte si pensa sia meglio non raccontare ciò che sta accadendo o inventarsi una bugia piuttosto che raccontare la verità. A volte l’imprenditore, che già ha le sue preoccupazioni, vorrebbe solo evitare ulteriori problemi, come per esempio potrebbe esserlo una cattiva reazione al discorso fatto dalla direttrice di prima. Giustamente potrebbe sembrare la cosa migliore non dare spiegazioni e far finta di niente. I ragazzi però, soprattutto i più devoti all’azienda, vogliono sapere ciò che accade, vogliono essere resi partecipi nel bene e nel male.  

Se la direttrice avesse avuto paura di dire ai ragazzi quello che stava accadendo, loro probabilmente sarebbero diventati molto meno produttivi, stanchi, non motivati. Essendo invece venuti a conoscenza dei problemi, si sono sentiti importanti, compresi e motivo di interesse della direttrice. Quindi, in fin dei conti, è sempre meglio essere chiari! 

PROMUOVERE LA COMUNICAZIONE APERTA 

All’interno di un posto di lavoro, è molto probabile che i più grandi abbiano maggiore esperienza, consapevolezza, competenza. Perché possano collaborare con successo insieme alla generazione Z, è importante che ci sia una cultura aziendale inclusiva che favorisce il dialogo e la comprensione reciproca. Per esempio, promuovendo un ambiente di lavoro in cui tutti si sentano liberi di condividere idee, opinioni e preoccupazioni, nonostante il grado di competenza. Si scoprirà che le diverse idee possono portare prospettive diverse e soluzioni creative. 

SCAMBIO TRA GENERAZIONI  

Chi l’ha detto che devono essere per forza i più grandi a insegnare?

Potrebbe essere una buona idea offrire programmi di formazione che consentano alle due generazioni di apprendere l’una dall’altra. Un esempio potrebbe essere organizzare sessioni di formazione sulla tecnologia da parte dei ragazzi per i Boomer e, al contrario, da parte dei più grandi verso i giovani, lezioni sulle competenze di comunicazione, sulle tecniche di vendita o su altre competenze. 

Insomma, si tratta proprio di momenti di condivisione in cui i più grandi possono imparare una nuova visione, mentre la Generazione Z può beneficiare dell’esperienza e della saggezza dei Boomer. 

In conclusione, la chiave per far lavorare insieme la Generazione Z e i Baby Boomer è creare un ambiente di lavoro in cui ciascuno si senta rispettato e valorizzato, indipendentemente dall’età. Questo richiede tanta comprensione (anche quando quello che dice l’altra generazione ci sembra sbagliato), adattamento e apertura al dialogo. La diversità generazionale può essere una risorsa preziosa per l’azienda, se gestita bene. 
Solo così si potrà creare una collaborazione armoniosa in cui tutti si sentono apprezzati. 

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