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Come aiutare un figlio che va male a scuola – Intervista a Elena Cavani

aiutare un figlio che va male a scuola
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Se sei qui è probabilmente perché hai un figlio che va male a scuola e tu vuoi aiutarlo a risolvere la situazione. 

Bene, sei nel posto giusto! 

In questa intervista speciale, esploreremo approfonditamente il tema “Come aiutare un figlio che va male a scuola.” È un argomento di grande rilevanza per molte famiglie, e oggi siamo entusiasti di avere con noi Elena Cavani, specializzata nei corsi di comunicazione presso la Mind Business School di OSM.

Elena è una coach che dedica le sue giornate ad assistere imprenditori nell’affinare le loro abilità comunicative, consentendo loro di raggiungere i risultati desiderati nell’ambito aziendale. 

Tuttavia, oggi, ci accompagnerà in un affascinante viaggio alla scoperta delle strategie e delle competenze necessarie per diventare non solo leader di successo nel mondo degli affari, ma anche in ambito familiare.

In questa conversazione, Elena ci svelerà come applicare queste preziose competenze alla sfida di aiutare i nostri figli a superare le difficoltà scolastiche. Sarà un’occasione per scoprire come possiamo diventare dei veri leader e mentori per i nostri figli mentre affrontiamo le sfide legate al loro rendimento a scuola. 

  • Partiamo dalla base: come possiamo identificare se c’è un problema a scuola?

Assolutamente, riconoscere i segnali che indicano un problema a scuola è il primo passo per poter aiutare il nostro figlio. Ecco tre metodi che possiamo utilizzare:

  1. Brutti voti. Questo è il segnale più diretto e visibile. Se notiamo una serie di brutti voti o un calo significativo nelle performance accademiche del nostro figlio, dovremmo sicuramente preoccuparci e iniziare a indagare sulle cause.
  2. Colloquio con gli insegnanti. Nonostante i voti possano sembrare buoni, potrebbe emergere che il ragazzo non partecipa attivamente in classe, non si impegna o mostra segni di distrazione. Questi dettagli possono rivelare un aspetto importante del rendimento accademico che potremmo non cogliere solo dai voti.
  3. Indicatori comportamentali. Questi sono segnali che possono andare al di là dei voti. Se notiamo che nostro figlio non sembra felice a scuola, mostra scarsa voglia di parlare, quando torna a casa si chiude in camera, ha un cambiamento drastico nel suo atteggiamento, oppure presenta frequenti malattie e quindi finisce per saltare la scuola. Nel mio caso, ad esempio, ho dovuto portare Rebecca  tre volte al pronto soccorso in terza elementare e non erano scuse, lei veramente stava male. Apparentemente aveva voti molto buoni, però esprimeva così questo disagio che tra l’altro abbiamo poi scoperto non essere solo il suo, ma dell’intera classe. 
  • Elena, come possiamo iniziare ad affrontare il problema quando ci rendiamo conto che nostro figlio sta andando male a scuola?

Come ti dicevo nella nostra prima intervista, Le tecniche per incentivare i bambini e i ragazzi – Intervista a Elena Cavani, l’approccio è fondamentale.

Questo significa innanzitutto che dobbiamo scegliere il momento giusto per affrontare ogni questione.  Ad esempio, un errore che spesso si fa è quello di chiedere appena i ragazzi escono da scuola “Tutto bene a scuola?” 

Tra l’altro sarebbe meglio utilizzare piuttosto le domande aperte che non prevedano come possibili risposte solo sì o no. 

Un altro approccio efficace è quello di approfondire utilizzando delle domande di questo tipo: “Dimmi di più” o “Come ti sei sentito quando è successo?” In questo modo lo facciamo sentire ascoltato e compreso e lo stimoliamo a continuare la conversazione. 

Dobbiamo trasmettere l’idea che siamo un alleato, che siamo dalla sua parte, e che non giudichiamo.

È fondamentale non invalidare i sentimenti o le esperienze di nostro figlio. Diciamo, ad esempio, “Cavolo, capisco che questo è stato difficile per te. Sono qui per sostenerti.” Infine, ricordiamoci di dichiarare chiaramente che nonostante la comprensione e il supporto che offriamo, c’è comunque un limite di rispetto che deve essere mantenuto. Ad esempio, possiamo concludere con un messaggio positivo come “So che ti ha ferito questo atteggiamento del professore, però è un adulto ed è bene usare il dovuto rispetto.”

  • Quali sono le possibili cause di un calo delle prestazioni scolastiche?

Sicuramente la causa principale deriva da una mancata comprensione. Quando un bambino o un ragazzo inizia a percepire che non riesce a seguire o a comprendere bene ciò che viene insegnato a scuola, questo può portare a un senso di estraneità dall’argomento e dalla stessa istituzione scolastica. Questo disagio può manifestarsi in comportamenti fuori etica come andare spesso in bagno anche se non ne ha bisogno o nella disattenzione verso il materiale didattico, come ad esempio disegnare o “pitturare” i libri. Nel libro Il Bambino Che Non Andava Bene a Scuola i genitori potranno trovare questi concetti in rapporto ai bambini che frequentano la scuola elementare.

Altro aspetto fondamentale è l’interazione con i professori, perché possono avere un impatto significativo sul rendimento scolastico. Se un insegnante invalida, riprende in modo eccessivo o svaluta costantemente gli sforzi degli studenti, ciò può minare la loro fiducia e motivazione, contribuendo a un calo delle prestazioni. Purtroppo non è insolito ritrovarsi ad avere a che fare con persone demotivanti, nel libro di Paolo TOXIC PEOPLE c’è tutta una sezione per identificarle e gestirle.

Infine la pressione sociale e il bullismo. Gli studenti possono essere influenzati dalle dinamiche sociali a scuola, che vanno dall’isolamento a forme più gravi di bullismo. Il fatto che un bambino o un ragazzo stia vivendo situazioni difficili a casa e le ripeta con i compagni di scuola può amplificare il problema e contribuire al calo delle prestazioni. Nel libro I bulli non mi fanno paura, ci sono spunti utili su questa tematica per i bambini più piccoli.

  • Ci puoi dare alcune strategie concrete per motivare e ispirare un figlio a migliorare le sue prestazioni scolastiche?

Certamente, ci sono alcune strategie che mi vengono in mente per motivare e ispirare i ragazzi a migliorare le loro prestazioni scolastiche.

  • Dare uno scopo reale: Inizia spiegando loro il significato pratico degli argomenti che studiano. Ad esempio, se tuo figlio aspira a diventare un dottore, sottolinea quanto sia fondamentale la matematica per gestire dosi di farmaci o calcolare statistiche mediche. Questo collegamento con il mondo reale può aumentare la sua motivazione nello studio.
  • Fargli gli apprezzamenti: Riconosci e apprezza gli sforzi di tuo figlio, anche se i voti non sono eccezionali. Ad esempio, se porta a casa un 5 e mezzo, digli che ha fatto un buon lavoro e chiedigli se ci sono delle ragioni che hanno reso la prova più difficile. Evita di metterlo in punizione, poiché questa pratica può spesso avere l’effetto contrario e creare risentimento.
  • Mettere statistiche scolastiche e nello sport: Se tuo figlio è coinvolto nello sport, usa questa passione per incentivare il rendimento scolastico. Con Rebecca, ad esempio, i successi nello sport la portavano ad aumentare la fiducia e la motivazione e così il suo rendimento anche a scuola. 
  • Statistiche e premi: Crea un sistema di premi basato sul rendimento scolastico. Ad esempio, durante le scuole superiori noi premiavamo Rebecca con incentivi economici a seconda dei voti.
  • Esserci sempre: La presenza e il supporto genitoriale sono fondamentali. Ascoltare i figli ed essere disponibile a offrire aiuto quando ne hanno bisogno è fondamentale. Puoi anche dedicare del tempo per ripetere insieme materie che potrebbero risultare più difficili. Ricordo ancora le notti in cui aiutavamo Rebecca a ripetere perché sentiva di averne bisogno.
  • Qual è il messaggio chiave che vorresti condividere con i genitori che si sforzano di aiutare i loro figli a migliorare le prestazioni scolastiche?

Sono profondamente convinta che il sistema educativo italiano necessiti di una revisione. 

L’esperienza di mia figlia Rebecca, quando è partita per un viaggio di studio a Londra durante la quarta superiore, ha aperto i nostri occhi su quanto il sistema educativo britannico fosse diverso. Inizialmente, ero preoccupata dato che Rebecca avrebbe dovuto seguire regole severe, come il rientro in camera presto la sera e la possibilità di stare fuori fino alle 22 solo una volta a settimana. Invece lei ci ha sorpreso, chiedendo di rimanere e completare gli studi lì.

Questo ci ha fatto riflettere sull’importanza di sostenere iniziative come OSM Edu, ad esempio, che cercano di innovare il sistema educativo in Italia. 

Altra cosa in cui credo fermamente è che punire i figli per brutti voti non sia efficace. Togliere il cellulare o imporre sanzioni non affronta le sfide reali che potrebbero esserci dietro un cattivo voto. Invece, dovremmo cercare di capire quali difficoltà stanno affrontando.

L’ultima cosa su cui vorrei mettere l’attenzione è la capacità di “concedere di essere” agli altri. Ovviamente non inteso come farsi mettere i piedi in testa, ma mi riferisco a quei casi in cui il ragazzo non può reagire, come ad esempio con una figura istituzionale come il professore. Questo è quello che dovremmo insegnare ai nostri figli, a cercare di capire e accettare gli atteggiamenti degli altri e soprattutto non farci influenzare in maniera negativa. Ed allo stesso tempo è il consiglio che do anche ai genitori nei confronti dei loro figli.

In questa intervista con Elena Cavani, abbiamo esplorato modi pratici per comprendere e  aiutare un figlio che va male a scuola. 


Il messaggio chiave qui è che come genitori e imprenditori, possiamo applicare competenze di leadership e comunicazione per guidare i nostri figli al successo. Manteniamo un approccio positivo, restiamo aperti e sosteniamo i nostri figli in ogni passo del loro percorso educativo. In questo modo, possiamo creare un futuro luminoso sia in famiglia che negli affari.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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