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Come affrontare un disturbo alimentare in azienda 

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“Secondo i dati 2023 dell’Osservatorio Aba e Istat, sono circa 3 milioni gli italiani che soffrono di disturbi alimentari e in seguito alla pandemia l’incidenza è salita del 30%, interessando soprattutto i più giovani”

Sergio Harari nel Corriere della Sera 

I disturbi alimentari sono un aspetto ormai molto presente e diffuso, in particolare tra i giovanissimi. Qualche tempo fa, nella rubrica Genitori ed Education, sono stati forniti consigli su come affrontare una situazione del genere da genitori (leggi qui l’articolo). Oggi, invece, ti parlerò dei disturbi alimentari in azienda, di come comportarsi con i ragazzi che ne soffrono e di come aiutarli.  

Gestire un team giovane e diversificato costituisce per ogni imprenditore una sfida affascinante e ricca di soddisfazioni, ma, allo stesso tempo, molto complessa. In mezzo a questo scenario, emergono situazioni particolarmente delicate, come la gestione di collaboratori che stanno affrontando difficoltà familiari o personali, tra cui, per esempio, disturbi alimentari. 

In questo articolo, esploreremo come un imprenditore può affrontare con sensibilità questa situazione, fornendo supporto e creando un ambiente di lavoro inclusivo. 

Il bravo imprenditore si può paragonare ad un genitore per i suoi collaboratori. Come un genitore, deve prendersi cura dei loro problemi, assicurarsi che stiano bene, e promuovere un ambiente di lavoro armonioso. Tutto questo, però, senza essere troppo invadente, poiché, nonostante la vicinanza, l’imprenditore resta “estraneo” alla sfera familiare dei suoi collaboratori. Insomma, gestire un team è una sfida molto stimolante e che richiede un equilibrio delicato! 

1) Come riconoscere se una persona soffre di un disturbo alimentare? 

Non è certamente semplice notarlo, perché i segni e i sintomi possono variare notevolmente da persona a persona. Tuttavia, ci sono alcune indicazioni che potrebbero suggerire la presenza di un disturbo alimentare. È importante notare che queste indicazioni non sono definitive e che la presenza di uno o più segni non necessariamente conferma la presenza di un disturbo alimentare. È sempre consigliabile affrontare queste questioni con sensibilità e cercare l’aiuto di professionisti per una valutazione accurata.  

Alcuni segnali che potrebbero far riflettere, comunque, sono i grandi cambiamenti fisici, come una perdita di peso significativa in un breve periodo di tempo. Se poi noti anche debolezza generale, stanchezza e affaticamento, causati magari dalla mancanza di nutrienti necessari, potrebbero rappresentare un ulteriore segno. 

Anche comportamenti alimentari come una drastica restrizione o, al contrario, episodi di eccesso alimentare potrebbero essere un segnale. Talvolta questi due comportamenti vengono insieme: prima restringo molto con l’alimentazione, poi eccedo perché non ce la faccio più a resistere. Poi, per vergogna, siccome non sono stato abbastanza bravo a seguire il piano alimentare rigido e imposto da me stesso, restringo di nuovo, ancora più di prima. 

Infatti, altri segnali sono costituiti da senso di colpa quando non si riesce a mantenere tale regime e da misure compensative per “compensare” il cibo assunto (come esercizio fisico eccessivo, restrizione alimentare, digiuno, rigetto, uso di lassativi…). 

Inoltre, è importante prestare attenzione all’eccessiva focalizzazione su calorie e diete, su cibi “buoni” e quelli “cattivi”, sugli ingredienti, sulla grammatura (spesso pesano tutto ciò che mangiano), sul gusto, sulle dimensioni e la forma del corpo, sul tipo e la frequenza dell’esercizio fisico…  

Molto diffusi tra chi soffre di disturbi alimentari sono anche i complessi rituali alimentari e quindi la creazione di rituali rigidi legati al cibo, come tagliarlo in pezzi molto piccoli o mangiarlo in un ordine specifico. 

Attenzione, una persona che sta facendo una dieta, che è attenta all’alimentazione anche nei minimi particolari e che sta perdendo peso (anche se molto) non soffre automaticamente di disturbi alimentari. È importante però prestare attenzione a qualsiasi comportamento alimentare che ti sembri “anomalo” perché potrebbe essere precursore di un disturbo.  

2) Sensibilizzazione e formazione 

Prima di tutto, è essenziale che l’imprenditore, per aiutare il suo collaboratore, sia informato e sensibilizzato sull’argomento disturbi alimentari.  

Non consiglio di organizzare, come ho letto su alcuni siti, sessioni di formazione in cui viene coinvolto tutto il team per creare consapevolezza sulla natura di questi problemi. Non perché sia sbagliato creare consapevolezza, anzi! Penso però che una cosa del genere potrebbe mettere molto a disagio la persona che ne soffre. 

L’imprenditore, per poter essere d’aiuto, dovrebbe prima investire tempo nell’informarsi sulla natura di questi disturbi. 

3) Comunicazione aperta 

La comunicazione è fondamentale e non solo nel caso di un disturbo alimentare. Una comunicazione aperta (dove ogni interlocutore si sente a proprio agio e non giudicato) dev’essere coltivata e instaurata dal principio all’interno del gruppo, perché nel momento in cui si presenta un problema è già troppo tardi per iniziare a farlo.  

L’imprenditore dovrebbe stabilire sempre un canale di comunicazione aperto e sensibile con il suo team e in particolare, in casi come quello di un disturbo, con il collaboratore interessato. Il collaboratore dovrebbe sentirsi a suo agio nel condividere le proprie sfide senza timore di giudizi. L’imprenditore può facilitare questo dialogo, mostrando empatia e interesse genuino per il benessere del team e della persona, invitando quest’ultima a condividere le proprie esperienze, sentimenti e necessità senza paure. 

È sempre importante anche rispettare i tempi altrui e comprendere quindi che il collaboratore potrebbe non sentirsi subito a suo agio nel parlare di certe situazioni, soprattutto se delicate (come lo sono i disturbi alimentari). L’imprenditore dovrebbe rispettare il suo ritmo, non forzare la comunicazione e offrirgli sostegno emotivo manifestando empatia e interesse. 

È infine importante, sempre riguardo la comunicazione, evitare commenti di qualsiasi tipo sul peso o sull’alimentazione in generale. Se la persona che soffre di disturbi alimentari mangia con il resto del team, assicurati che non si commentino mai i pasti di quella persona, nemmeno in modo scherzoso. 

Il mio consiglio è quello di evitare completamente l’argomento cibo, perché chi soffre di questo disturbo è estremamente sensibile a tutto ciò che riguarda il mangiare o che ne è collegato. Cose che da fuori possono sembrare banali vengono percepite di estrema importanza da chi ne soffre. 

4) Adattare l’ambiente di lavoro 

Per supportare un collaboratore con un disturbo alimentare, l’imprenditore dovrebbe considerare adattamenti nell’ambiente di lavoro, come la flessibilità nei pasti in ufficio. Durante la pausa pranzo dai la possibilità a tutto il team di mangiare dove preferisce (che sia in ufficio o a casa), dicendo espressamente loro che hanno libertà di scelta. Consentirai così al collaboratore in difficoltà di gestire i propri pasti in modo un po’ più confortevole, evitando di costringerlo a partecipare a situazioni che potrebbero essere stressanti per lui. 

Un altro modo per adattare l’ambiente di lavoro è quello di creare, con il collaboratore in questione, un piano di lavoro personalizzato che tenga conto delle sue esigenze. Ovviamente tutto senza compromettere l’efficienza e la produttività. Magari scoprirai che ci sono dei momenti o dei giorni in cui la persona è in particolare difficoltà e preferirà lavorare o non lavorare. Potrai così ricalibrare orari e giorni liberi in base al benessere del tuo collaboratore. 

Infine, rivaluta gli eventi di condivisione. Se sai di avere vicino qualcuno con difficoltà alimentari, piuttosto che fare cene o pranzi con tutto lo staff, organizza qualcosa di alternativo, un’attività diversa dal solito, magari in un posto particolare. 

5) Supporto esterno 

Mentre ascolti e aiuti il tuo collaboratore in difficoltà, non dimenticare che per situazioni come questa è necessario ben più del semplice ascolto. Tu dovrai comportarti da genitore e da amico per il collaboratore e questo potrà essere per lui molto d’aiuto, ma è offrire risorse e supporto esterno che può fare davvero la differenza. Il tuo aiuto sarà come un contorno, qualcosa che renderà meno doloroso il momento di difficoltà, ma non potrà guarirlo. Per questo guidare il collaboratore verso professionisti della salute mentale o nutrizionisti specializzati (se ancora non si è rivolto a questi) o comunque aiutarlo a cercare persone competenti che si prendano cura di lui, può essere una forma di assistenza preziosa. 

Tutto questo, ovviamente, rispettando la privacy della persona e quindi evitando domande invasive e mantenendo le informazioni personali confidenziali. In alcune situazioni potrà essere utile coinvolgere la famiglia, tuttavia, è essenziale farlo solo con il consenso del collaboratore e se ciò può contribuire positivamente al suo sostegno. Senza consenso non si può fare nulla, specie in queste situazioni! 

Affrontare un disturbo alimentare in un contesto lavorativo richiede sensibilità e consapevolezza. Un imprenditore che dimostra empatia, fornisce risorse e adotta approcci flessibili può contribuire in modo significativo al benessere del proprio team, anche quando le sfide provengono da questioni al di fuori del contesto lavorativo.  

Ricorda sempre che i disturbi alimentari sono una cosa seria e non vanno assolutamente ignorati. Non sono una situazione temporanea e non passeranno come lo fa un’influenza. Per guarire ci vuole tanto tempo e tanti sforzi, sia dal diretto interessato sia da chi gli sta intorno. Assisterai a cambiamenti nell’umore (oscillazioni emotive, depressione, ansia) e isolamento sociale (soprattutto evitamento di situazioni che coinvolgono cibo), ma ricorda che è tutto normale. Le cose cambieranno, non demordere e continua sempre a supportare il tuo collaboratore.  

Spesso i disturbi alimentari non sono compresi nemmeno dalle famiglie di chi ne soffre, non fare lo stesso anche tu, non lasciare da solo il tuo collaboratore in un momento così difficile. Piuttosto, munisciti di pazienza e comprensione, solo così potrai davvero essere d’aiuto, potrai dare davvero un grande supporto al tuo collaboratore. Lui ha bisogno di te! 

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