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Clima impazzito: cosa ci aspetta nei prossimi anni?

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Fra le comuni attività quotidiane, tipo bere il caffè o lavarsi i denti, ormai dobbiamo assolutamente aggiungere un’attività che si è fatta strada a denti stretti nella nostra giornata: scrollare la feed di Instagram o di qualsiasi altro social. È un’attività automatica, la facciamo senza pensarci proprio per poter passare qualche minuto in leggerezza. Ma sebbene sia un perfetto modo per scollegare la mente dal momento presente, risulta essere anche un ottimo modo per vedere cosa succede nel mondo. 

Alcuni feed lasciano passare solo informazioni e notizie selezionati, altri sono un po’ più liberi, ma dobbiamo ammettere che oggi le notizie non viaggiano più sui quotidiani di carta ma a cavallo di post, reel e storie in condivisione. 

Dando un’occhiata allo schermo magico vediamo come, nell’arco di una decina di anni, sia aumentato vertiginosamente il tasso di discussione legato al clima. 

Clima. Ambiente. Inquinamento. Sono temi delicati, li conosciamo a fondo (forse) e si suppone sia palese l’importanza che ricoprono. Si ritengono importanti per un breve e semplice motivo: siamo vicini al punto di non ritorno, superato il quale non avremo modo di porre rimedio ai danni ambientali.

Intanto tra i provvedimenti presi dai governi e dalla propaganda fatta da varie associazioni tutti ci chiediamo: cosa accadrà al mondo nei prossimi anni? 

Per immaginare una risposta possiamo partire da uno scenario estremo.

Il primo aspetto da gestire è quello relativo all’alto tasso di inquinamento che potrebbe prendere il sopravvento sulle risorse a disposizione, significa che l’impatto che l’uomo ha sull’ambiente circostante – rifiuti non riciclati o gestiti, superfici occupate dal cemento, scarti derivanti dall’utilizzo di combustibili e altri effetti simili – potrebbe sovvertire l’equilibrio delle risorse delle quali disponiamo. Ma come? 

Il clima è il primo fattore ad essere intaccato. Se non tenuto sotto controllo, l’aumento o l’abbassamento delle temperature in alcune zone del globo potrebbe ostacolare l’agricoltura, cambiare le preferenze della fauna, addirittura variare il corso delle correnti e con questo anche il prosperare di alcune specie animali. Fondamentalmente l’ambiente e la produzione alimentare sarebbero completamente diversi rispetto a quello che vediamo adesso, già è altamente alterato rispetto a quello che erano un ventennio fa.

Ciò sarebbe dovuto principalmente al surriscaldamento dell’atmosfera, quel guscio d’aria che abbraccia il globo terrestre e che respiriamo, che trattiene il calore e che viene scaldato dai raggi solari e dalle emissioni di gas prodotti dalle attività umane. 

Si assisterebbe dunque a un disequilibrio di risorse. In alcune zone avverrebbe una vera e propria desertificazione del territorio e l’annullamento della diversità biologica che tanto caratterizza il nostro pianeta. 

Come conseguenza assisteremmo ad una variazione profonda dell’attuale economia. 

Le risorse più importanti sarebbero gli impianti di produzione energetica per mantenere le produzioni industriali, i server che mantengono in vita internet e le telecomunicazioni, il riscaldamento, gli impianti di purificazione dell’acqua e i mezzi per distribuire beni alimentari. Chi deterrà queste risorse avrà il coltello dalla parte del manico.

Veniamo poi al secondo aspetto legato alla variazione climatica: la gestione delle risorse idriche. Se variasse il ciclo della precipitazioni a causa delle variazioni climatiche, assisteremmo ad una delle crisi più importanti della storia umana. Anche solo la variazione di un grado nelle temperature registrate porterebbe alterazioni significative nel ciclo di evaporazione e condensazione dell’acqua (che genera la pioggia), nel ciclo stagionale, nelle correnti oceaniche, nel livello del mare, nello scioglimento di ghiacciai e molto altro.

Un effetto domino impegnativo da gestire, dato il moltiplicarsi di effetti ai quali si assisterebbe contemporaneamente.

Un terzo importante aspetto da considerare sarebbe la reazione umana. Siamo ormai in un momento storico nel quale le attuali generazioni nascono e vivono direttamente in un ambiente inquinato e compromesso, nessuno tra i più giovani ricorda ormai un momento della storia privo di crisi ambientali o di cicli stagionali ben scanditi ed evidenti. E questo è uno dei rischi maggiori: l’ignoranza del problema! Ma estremizzando le conseguenze climatiche, una delle reazioni peggiori sarebbe un panico di fondo che si svilupperebbe. Un clima confuso porta ad un settore alimentare in difficoltà, e nel omento in cui scarseggiano le risorse idriche e alimentari, metti in ginocchio nazioni intere. 

Potremmo vedere ad esempio un repentino spostamento di popolazione dalla città alle zone rurali per cercare benessere, temperature più fresche e aria più pulita. Oppure in casi di disastri naturali (anche di media o piccola entità) assalti a supermercati e centri di distribuzione di beni primari. 

Lo scenario migliore in cui possiamo invece sperare è quello della collaborazione tra vertici di potere, grazie ai quali potremo finalmente assistere ad una transizione energetica valida e a delle politiche diligentemente applicate su emissioni e rifiuti inquinanti.

Sembrerebbe scontato, ma anche se il clima – il quale comunque varia ciclicamente durante i millenni – non tornasse mai come prima, la gestione di tutte le risorse legate al tema sarebbe molto più sotto controllo, avremmo indubbiamente più tempo per garantire un futuro sereno alle nuove generazioni. 

Sintomi positivi che fanno ben pensare sono ad esempio gli sforzi e le risposte che vengono da eventi conosciuti a livello mondiale come il World Economic Forum. Indubbiamente l’arma più efficace per difendersi da una situazione di dubbia sicurezza sarà la responsabilità di ogni individuo nelle scelte quotidiane, insegnando anche ai più giovani a fare altrettanto. Purtroppo, per quanto motivato da una rabbia di fondo – che sembrerebbe anche giustificata – imbrattare un’opera d’arte per attirare l’attenzione sul tema climatico non potrà sortire un effetto davvero impattante, tutt’al più un po’ di irritazione.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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