• BANNER-imp.info-nuovo.png
  • medical
  • osmcoin promo
  • osm artigiani piu utili
  • BANNER-time-management-nuovo.png
  • BANNER-osmcoin.png
  • bella vita cinzia
  • BANNER-utili-patrimonio.png
  • guru jobs
  • BANNER-virtual-coac.png
  • BANNER-mastermind.png
  • osmcoin promo mobile
  • banner-mobile-OSMCOIN.png
  • banner-mobile-virtual-coach.png
  • banner-mobile-mastermind.png
  • TIME-MANAGEMENT-mobile-nuovo.png
  • banner-mobileutili-patrimonio-e-rendite.png
  • banner-mobile-imp.info-nuovo.png
  • banner medical mobile
  • banner mobile cinzia bonfrisco
  • guru mobile
  • osmartigiani piu utili mobile

Chi guadagna dalla guerra in Medio Oriente?

Segui Rami Nazha
( 5 Followers )
X

Segui Rami Nazha

E-mail :*

Chi guadagna dalla guerra in Medio Oriente?

Chi sono gli attori che cercano di tenere infiammato l’oriente del Mediterraneo?

Fin da quando se ne ha memoria scritta, il Medio Oriente è sempre stato territorio di battaglie per il controllo delle sue risorse, dei suoi luoghi di culto, e della sua posizione strategica. Nell’ultimo secolo, a partire dal 1917, che ha segnato la fine di oltre 400 anni di pace sotto l’Impero Ottomano (sventrato a tavolino dalle potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale), il Medio Oriente è stato teatro di alcuni dei conflitti più sanguinosi, combattuti e, a prima vista, irragionevoli, del mondo.

Irragionevoli, se ci si limita ad accettare la versione ufficiale di qualsiasi invasione, missione di “Peace-Keeping”, o deposizione di un dittatore, di cui il Medio Oriente sia stato protagonista. Basta pulire gli occhiali dalla propaganda, e neanche troppo, per rendersi conto che le motivazioni sono fin quasi banali. 

Oltre al controllo del petrolio, del gas, e del loro trasporto, di cui è stato scritto e detto abbastanza, ci sono altre motivazioni che spingono un paese, magari a migliaia di chilometri di distanza, ad impegnarsi in un conflitto tra le sponde del Mar Rosso e le porte di Antiochia.

Innanzitutto, il Medio Oriente è il palcoscenico di guerra più “giustificato” al mondo. Grazie al brillante lavoro di influenza mediatica messa in campo sin dalla guerra del golfo  , attraverso la guerra in Iraq, la “Guerra al terrorismo”, la minaccia dell’integralismo islamico, e l’esportazione della Democrazia, ormai l’opinione pubblica occidentale pare essere desensibilizzata a qualsiasi atrocità venga commessa in Medio Oriente, basti guardare l’immobilismo di fronte alla questione Israelo-Palestinese.

Per di più, l’opinione pubblica pare aver ormai accettato, senza possibilità di appello, che il Medio Oriente sia più simile al Far West dei film americani, dove criminalità, terrore, violenze e soprusi sono all’ordine del giorni, che ad un effettivo luogo reale sulla cartina.

Ed in fondo, dove domina il terrore, portare i valori occidentali di tolleranza ed inclusività con la canna del fucile è poi così sbagliato? E se facendolo ci arricchissimo anche, che male ci sarebbe?

Si, perchè le cinque compagnie che hanno tratto più profitti dalle Guerre in Medio Oriente, Lockheed Martin, Boeing, Raytheon, Northrop Grumman and General Dynamics, sono tutte americane. E lo è anche la compagnia petrolifera ExxonMobil, che ha fornito il carburante per tutti i conflitti in Medio Oriente a partire dalla Guerra dei Sei Giorni, oltre ad aver racimolato, dopo il conflitto per deporre Saddam Hussein, la concessione di estrazione petrolifera dei campi Iracheni, tra i più ricchi e ambiti al mondo. La stessa compagnia petrolifera, inoltre, finanzia svariati gruppi militari privati, che compongono ben il 23% dell’occupazione militare straniera in tutto il Medio Oriente.

Smosso anche poco il fumo propagandistico, non bisogna essere degli analisti geopolitici per capire che il motivo economico è alla radice dei conflitti in Medio Oriente. 

E’ ancora più chiaro, se si pensa che gli Stati Uniti da soli acquistano il 60% della fornitura delle 100 industrie più grandi di produzione bellica al mondo

Il budget per la difesa americano è difatti 4 volte maggiore del secondo investitore mondiale, la Cina, e 10 volte maggiore del suo nemico storico, la Russia.

Ed è proprio il conflitto con quest’ultima, la Russia, che va avanti ormai da quasi 70 anni, il secondo motivo principale dei ripetuti conflitti in Medio Oriente. 

L’espressione Guerra Fredda, infatti, che vedeva i due paesi contrapposti, era in uso proprio perché le due potenze mondiali non potevano rischiare un conflitto diretto tra loro due, che sarebbe potuto scaturire in un conflitto nucleare, e di conseguenza per guerreggiare si dovevano limitare a sfidarsi su campi neutrali, facendosi guerra in modo indiretto.

Conflitti in paesi che non facevano né parte della Nato, il mondo capitalista, che del Patto di Varsavia, il mondo socialista, cioè i paesi del Terzo Mondo.

Così l’Iran, alleato Sovietico, si trovava a fare guerra con Israele, alleato Americano, mentre in Afghanistan i talebani sostenuti dalla Russia cercavano di mettere in atto un colpo di stato contro il governo sostenuto dagli Stati Uniti. Il Medio Oriente, come i Balcani, l’Africa Centrale, l’America Latina, e il Sud Est Asiatico diventavano il teatro del conflitto tra le due potenze.

Corea del Nord e Corea del Sud, Vietnam, Laos, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Cuba e via dicendo diventavano quindi solo paesi che, economicamente deboli, speravano di sfruttare il patronato di una delle due potenze per crescere, arricchirsi, e combattere le proprie guerre locali attraverso le armi dei due giganti atomici.

Senza guerra da combattere, però, non servono le armi dei giganti, e di conseguenza quest’ultimi perderebbero delle teste di ponte fondamentali in queste zone del mondo, oltre che la fonte di reddito delle innumerevoli concessioni che Stati Uniti e Russia riuscivano a strappare in cambio delle forniture militari. La pace è un pessimo business, per chi vende armi.

Quindi questi giganti si sono trovati di fronte a due scelte: o provocare altri conflitti nella regione, inasprendo le tensioni tra diverse fazioni e gruppi sociali, oppure invadere direttamente, con la scusa di deporre qualche dittatore, smantellare qualche organizzazione terroristica, o disinnescare delle fantomatiche armi di distruzione di massa.

Ed il posto migliore per farlo sono quei luoghi dove per decenni le persone hanno imparato a vedere solo guerra, morti e macerie.

Baghdad in fumo non fa notizia, ma un carrarmato in piazza a Parigi si.

Di conseguenza, il teatro più semplice dove continuare a vendere armi, forniture, logistica, e rifornimenti sono quei luoghi dove storicamente i paesi rivali hanno combattuto, almeno a memoria di telecamera: Medio Oriente e, non dimentichiamoci, Est Europa.

Se a questo punto, la banalità, futilità, e assurdità di questo conflitto che prosegue da decenni in Medio Oriente non ti ha indignato, o quantomeno fatto sentire preso in giro, temo che il resto dell’articolo non sia per te. Spero che un giorno una plateale bugia a stelle e strisce non costi a te una granata nel salotto.

Se invece hai deciso di proseguire, sappi che nulla può porre in scacco una nazione belligerante, come lo sono Stati Uniti, Russia, e alcuni altri, come la consapevolezza dei suoi cittadini e l’ostilità dell’opinione pubblica. In fondo, la guerra in Vietnam gli americani l’hanno persa, nonostante quello che raccontano le centinaia di film di Hollywood, e l’hanno persa da dentro i loro confini, a causa dell’opinione pubblica. Se non pensi sia possibile, basti guardare che gli Stati Uniti spendono oltre 350 miliardi solo di “Marketing” l’anno, 100 miliardi in più di quello che la Cina spende in armi. Gli Stati Uniti temono più la propria opinione pubblica che la Cina.

Se vuoi porre fine a questi conflitti, informa quattro persone della tua cerchia di quanto hai letto, imparato, o anche solo ricordato oggi.

Condividi l’informazione, ferma le guerre.

Segui Rami Nazha
( 5 Followers )
X

Segui Rami Nazha

E-mail :*
Follow
( 0 Followers )
X

Follow

E-mail : *
  • osmcoin promo mobile
  • banner-mobile-OSMCOIN.png
  • banner-mobile-virtual-coach.png
  • banner-mobile-mastermind.png
  • TIME-MANAGEMENT-mobile-nuovo.png
  • banner-mobileutili-patrimonio-e-rendite.png
  • banner-mobile-imp.info-nuovo.png
  • banner medical mobile
  • banner mobile cinzia bonfrisco
  • guru mobile
  • osmartigiani piu utili mobile

Rami Nazha

Rami Nazha è Direttore Commerciale di OSM Real Estate, società di consulenza in gestione d’impresa specializzata nel settore immobiliare. Dottore in Studi Internazionali, Rami è da sempre appassionato di tematiche di attualità, di storia, di geopolitica e relazioni internazionali, anche a causa delle sue origini Italo-Siriane. Questo, e il suo amore per la scrittura, che ha dato vita nel 2021 al suo romanzo d’esordio, “Germogli”, spingono Rami a cercare di essere una voce lucida e penetrante nel panorama del giornalismo d’informazione, portando analisi e approfondimenti circa il panorama internazionale dell’imprenditoria e politica.

One thought on “Chi guadagna dalla guerra in Medio Oriente?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dibattito e Confronto

TUTTE LE BUGIE DELLA GUERRA IN UCRAINA

Segui Francesco Iavarone ( 1 Followers ) X Segui Francesco Iavarone E-mail :* Segui Francesco Iavarone Smetti di seguire Francesco Iavarone “La guerra in Ucraina è basata sulle bugie. Bugie su come è iniziata, su come procede e su come finirà”.  Inizia così il post brutalmente onesto su X di David Sacks (imprenditore, CEO di […]

Continua a leggere
Dibattito e Confronto

Crisi? Non proprio! Perché l’inflazione, a volte, è una buona cosa?

Segui Francesco Iavarone ( 1 Followers ) X Segui Francesco Iavarone E-mail :* Segui Francesco Iavarone Smetti di seguire Francesco Iavarone Chi fa impresa o semplicemente chi è un po’ attento alla vita di ogni giorno, si renderà conto che i prezzi delle cose cambiano nel tempo. Detta in modo semplice, i 100 € di […]

Continua a leggere
Dibattito e Confronto

L’Inquinamento che Vestiamo: Scopri l’Impatto Ambientale e Sociale Distruttivo del Fast Fashion

Segui Francesco Iavarone ( 1 Followers ) X Segui Francesco Iavarone E-mail :* Segui Francesco Iavarone Smetti di seguire Francesco Iavarone Cosa significa FAST FASHION?  Siamo nel secolo della velocità. Ricerche veloci. Macchine veloci. Acquisti velocissimi. Domande molto elaborate. E risposte veloci come una Ferrari, spesso date da intelligenze artificiali e tecnologie che sfiorano la […]

Continua a leggere