Chi è Kamala Harris, la donna che sfida Trump. Il 21 luglio il presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha deciso di ritirare la sua candidatura. Così, a soli 107 giorni dalle elezioni, la sfidante di Donald Trump è diventata Kamala Harris. Nella storia moderna degli USA nessuno ha mai vinto cominciando la campagna elettorale così in ritardo. «La futura candidata del Partito democratico, oltre a non poter contare sulla forza che deriva dalla vittoria delle primarie, dovrà – ha scritto Cameron Joseph su The Christian Science Monitor – confrontarsi con l’ex presidente Trump, che dopo aver lasciato la Casa Bianca non ha mai interrotto la campagna elettorale e che, il 13 luglio, è sopravvissuto clamorosamente a un attentato, un evento che ha dato la carica all’elettorato repubblicano». Ma chi è Kamala Harris? Scopriamolo insieme.
Chi è Kamala Harris, la donna che sfida Trump
Kamala Harris è la figlia di una ricercatrice indiana e di un economista afro-giamaicano. I media mainstream la descrivono come il perfetto sogno americano ed è uno dei punti di forza su cui punta il Partito democratico. Ad analizzare la sua vita, si scopre però che il suo percorso politico è stato ben più complesso. Kamala Harris nasce a Oakland, California, il 20 ottobre 1964. Intraprende la professione legale, sostiene l’esame d’avvocato nel 1990 e inizia a ritagliarsi un suo spazio. La prima svolta della sua carriera arriva nel 2003 quando Harris viene eletta procuratrice distrettuale di San Francisco. È la prima donna nera a ricoprire questo ruolo. Nel 2010, poi, arriva all’apice della sua carriera d’avvocato: Harris diventa infatti procuratrice generale della California. Il salto in politica non tarda ad arrivare e nel 2016 viene eletta in Senato. Nel 2020 tenta le primarie e si scontra duramente proprio con Joe Biden. Gli screzi ci sono, ma Biden, ad agosto, la nomina vice presidente.
Prospettiva ribaltata?
A livello di sondaggi, al momento, Harris non sembra molto più popolare né di Joe Biden né di Donald Trump, due figure su cui aleggia lo scetticismo di buona parte dell’elettorato americano. Nonostante questo, gli analisti del Partito democratico restano fiduciosi. «Trump – spiegano – nei primi 15 minuti del suo intervento alla convention del 19 luglio (la prima dopo la candidatura di Harris, ndr) ha parlato della necessità di restare uniti. Poi si è lasciato andare in un’invettiva contro i suoi avversari politici, convincendo tutti che la partita è ancora aperta». Attualmente, stando agli ultimi sondaggi, la distanza fra i due è di un solo punto in favore del Tycoon. Contro il “sogno americano” sta prendendo piede un’altra teoria: «Harris – dicono in molti – incarna la scelta perfetta del partito, non dell’elettorato. Una dinamica che contrasterebbe dunque con il messaggio dei democratici, secondo cui Trump e i repubblicani rappresentano una minaccia per la democrazia visto il rifiuto di accettare la sconfitta del 2020, culminato nell’assalto del 6 gennaio 2021 al congresso».
Le questioni internazionali
Harris dovrà fare i conti con una situazione internazionale tutt’altro che tranquilla. La guerra fra Russia e Ucraina è tutt’altro che vicina a una conclusione, la zona del Medio Oriente è una polveriera pronta a esplodere. «Il comitato nazionale repubblicano ha subito diffuso -riporta Joseph sul The Cristian Science Monitor – un video in cui incolpa Harris di alcune delle crisi che Biden non è riuscito a risolvere. E poi ha aggiunto anche la questione dei migranti, descrivendo come un’invasione quella in arrivo dal Messico». Nel filmato, rintracciabile su YouTube, Harris è stata presentata come «la responsabile della politica migratoria» di Biden, anche se nessuno all’interno dell’amministrazione ha mai usato questa definizione.



