Non è raro interrogarsi sul potere che le banche esercitano sul governo o viceversa. Il potere sembra un intreccio di persone, denaro, scelte e misteri che è difficile districare, specie perché le informazioni davvero importanti vengono tenute a distanza dal grande pubblico.
Eppure, tramite le giuste domande e ricostruendo il meccanismo economico nel quale siamo immersi, possiamo risalire a chi sono i veri burattinai che guidano le scelte di nazioni intere da un semplice computer.
Il meccanismo
Secoli fa, gli orafi o piccoli privati si mettevano a disposizione per cambiare o conservare in posti sicuri i giacimenti di oro, in modo da garantire la sicurezza al proprietario del mantenimento del suo capitale. Ciò ha permesso la nascita e successiva circolazione delle ricevute di giacimento certificate come garanzia del possesso di quel capitale. Queste erano le antenate delle nostre banconote, pezzi di carta al quale viene assegnato un valore nominale.
Lo scambio di queste ricevute ha portato poi la classe di orafi e tesorieri a mettere in circolazione ulteriori ricevute corrispondenti ad un valore nominale predefinito, creando di fatto denaro dal nulla. Il meccanismo era semplice ma molto efficace.
Alla base tuttavia c’era il cambio diretto tra il documento di deposito (antenato del nostro denaro) e l’oro o i metalli preziosi depositati. Su questo cambio tra valore nominale e concreto si è costruita la nostra intera economia; fino ad arrivare però nel 1979 con il governo Nixon in America che sancì la fine del legame oro-dollaro, svincolando di fatto la moneta universale (usata per gli scambi internazionali) dal valore concreto conservato dall’oro.
Allo stesso modo funzionano le odierne banche, le quali prestano e spostano capitali basandosi sull’impossibilità (o bassa probabilità) che tutti i clienti vengano a ritirare i loro risparmi assieme, tutti in una volta. Se ciò accadesse è infatti probabile che la banca non abbia giacenze sufficienti per soddisfare le richieste.
Le nostre banche sono infatti veri e propri “venditori di capitali”. Cosa vuol dire? Si occupano di prestare un dato capitale al richiedente con la promessa poi di vedere quel capitale restituito nel tempo in cambio di un tasso di interesse. Questo tasso di interesse viene appunto definito il “costo del denaro”, ma ci arriviamo tra un momento.
Le banche dunque si adoperano per raccogliere depositi da parte dei cittadini clienti e prestarli ad altri, traendo profitto dall’interesse restituito. Questi prestiti di capitali arrivano dunque dalle tasche di altri risparmiatori, i quali affidano le proprie liquidità alla banca; quest’ultima poi li utilizza per prestiti, investimenti e altro. Ciò è possibile grazie alla fiducia che ogni risparmiatore ripone nella propria banca, credendo che nel momento in cui tornerà dalla banca chiedendo indietro i suoi risparmi questa glieli conceda tutti senza battere ciglio. È sulla fiducia che funziona la nostra economia: fiducia che la moneta utilizzata valga di fatto qualcosa e che i risparmi in banca siano pronti all’uso.
Nel concreto, non è proprio così. In realtà si tratta di un accordo comune e condiviso da tutti: l’euro, nel nostro caso, è valido per poter essere scambiato in cambio di beni e servizi. Chi non lo accetta come pagamento si troverebbe a svalutare la moneta.È ciò che accade, ad esempio, in paesi come la Bosnia ed Erzegovina, dove l’euro viene accettato molto più volentieri del marco bosniaco, con la sua conseguente svalutazione.
Dunque cosa accade se le banche prestano più del dovuto o se non hanno sufficiente liquidita per pagare i risparmiatori?
Nella realtà, nessuna banca si aspetta che i risparmiatori prelevino quanto depositato nello stesso momento, ed è proprio questa certezza che le permette di prestare denaro non suo; quando ciò accade, la banca va in default.
Il default avviene quando la banca esaurisce la liquidità necessaria per onorare le sue obbligazioni e può essere causato anche in altre situazioni richiedendo, in casi gravi, l’intervento della banca centrale o dello Stato per gestire il collasso.
Ma chi sono queste banche centrali?
In breve, sono istituzioni finanziarie che gestiscono la politica monetaria di un paese o di un’area economica.
Le loro funzioni sono molteplici. Da una parte possono prestare denaro ad altre banche minori, così da colmare il vuoto di liquidità e permettendo loro di pagare obbligazioni, debiti e risparmi dei clienti, in modo da evitare il default e la corsa agli sportelli citati prima.
Un’altra importante funzione prevede il controllo dell’inflazione. Come? Tramite la gestione dei tassi di interesse, vale a dire il costo del denaro del quale parlavamo in precedenza. Alzando o abbassando questi tassi le banche centrali possono stimolare o raffreddare l’economia, permettendo un controllo indiretto dell’inflazione, la quale va tenuta sempre sotto un minimo percentuale per evitare il collasso del sistema.
Infine uno dei ruoli cardine di queste istituzioni è l’emissione di moneta. Svolgono cioè il compito che secoli fa eseguivano quegli orafi privati che accumulavano oro emettendo ricevute certificate. La grande differenza è che non c’è un collegamento diretto con l’oro e che la liquidità viene creata secondo l’arbitrio dell’istituzione.
La fortuna e la condanna evidente di questi organismi è che non rispondono ai governi, questo principalmente per evitare che l’influenza del potere esecutivo sul paese sia eccessiva. Tuttavia questa separazione tra banche e governi fa sì che questi enti siano del tutto indipendenti. Fondamentalmente stampano denaro a piacimento e lo prestano a chi vogliono, scegliendo oltretutto quali istituti salvare e a quali condizioni, scavalcando anche gli stessi governi.
Chi sono? Ecco qualche nome…
Di quali istituzioni stiamo parlando, in particolare? Facciamo tre esempi delle istituzioni più influenti attualmente:
- La Federal Reserve (o Fed) è la banca centrale degli Stati Uniti. È responsabile della politica monetaria del paese, controllando l’offerta di moneta, regolando i tassi di interesse e supervisionando il sistema bancario per garantire la stabilità finanziaria.
- La BCE (Banca Centrale Europea) è la banca centrale per i paesi che utilizzano l’euro, responsabile della politica monetaria dell’Eurozona. Si occupa della stabilità dell’euro e delle politiche economiche di tutti i membri dell’Unione Monetaria Europea.
- Il FMI (Fondo Monetario Internazionale) è un’istituzione internazionale che non opera come una banca centrale. Il suo obiettivo è promuovere la stabilità finanziaria globale, fornendo assistenza finanziaria e tecnica ai paesi membri in difficoltà economica, offrendo prestiti e consulenze su politiche economiche. La differenza principale rispetto a una banca centrale è che il FMI lavora a livello globale e interviene in situazioni di crisi, mentre le banche centrali gestiscono le economie nazionali o sovranazionali.
Dunque chi è che comanda?
Un esempio di come le banche centrali abbiano uno strapotere sulle nazioni arriva nel recente biennio 2010-2011, durante la crisi del debito sovrano: in questo periodo la BCE impose severe politiche di austerità in Grecia e Portogallo in cambio di assistenza finanziaria, senza tuttavia passare dal governo democraticamente eletto dai cittadini.
Questa è una dinamica molto interessante. La crisi delle banche crea forti instabilità, instabilità che i governi dovrebbero gestire ma spesso non hanno né le risorse né le conoscenze per farlo. Risultato? Accettare la liquidità offerta dalle banche centrali, oltre che tutte le imposizioni necessarie, per ottenere la salvezza dal tracollo economico.
Appare dunque evidente come le banche centrali – e istituzioni come il FMI – utilizzino le crisi per imporre riforme che concentrano il potere economico nelle mani di pochi, riducendo la sovranità dei governi e legando le nazioni ai mercati globali.
Essere consapevoli di questa dinamica – in pratica onnipresente sul globo – permette già di fare un passo verso la libertà.
Liberarsene completamente, restituirà il potere nelle mani della democrazia.



