Immagina di essere un leader di una nazione ancora in via di sviluppo e molto povera.
Io vengo da voi con un bell’aereo, un modesto seguito armato e inquietante e un sorriso stampato in faccia. Vi presento un assegno da qualche milioncino di dollari che presta il denaro al governo, così da aiutare nella costruzione o ricostruzione della nazione. Bella proposta, certamente migliore dell’alternativa che consisterebbe in minacce poco cordiali (ricordate il seguito armato alle mie spalle?).
Ecco, cosa scegliereste nei panni del leader della nazione? Ne va da sé che tendenzialmente si sceglierebbe per il mega-prestito in modo da raddrizzare come possibile questa nazione in difficoltà.
Questo descritto è il meccanismo tramite il quale un Economic Hitman è solito iniziare la colonizzazione di una nazione in via di sviluppo. Ma facciamo un passo indietro.
Il misfatto
Parliamo di neocolonialismo, l’attività preferita dalle super potenze in cerca di nazioni vassalle da aggiungere alla propria orbita di influenza e traffico economico, pur mantenendo un governo “indipendente” per quanto questa parola faccia ridere. Questo perché il governo rimane indipendente sulla carta, ma nei fatti deve e dovrà rendere conto alla potenza che ha prestato il denaro e gli aiuti.
È l’eredità dell’imperialismo e del colonialismo di secoli fa, quando l’invasione di altre terre era legittimata dal desiderio di conquista e ricchezze. Da dopo le seconda guerra mondiale si è constatato come la conquista di nuovi territori inglobandoli nel governo centrale fosse svantaggiosa; era invece molto più comodo assoggettare le nazioni conquistate tramite debiti strategici e accordi economici, mantenendole deboli e in subordinazione al governo centrale, delegando invece l’effettiva amministrazione al governo locale.
La tattica messa in atto dall’Economic Hitman è descritta da John Perkins, ex “sicario dell’economia”, il quale nel suo libro semi-autobiografico “Confessions of an Economic Hitman” nel 2004 racconta di come il suo lavoro sia stato per anni agganciare i governi di nazioni in difficoltà tramite enormi prestiti creando una situazione di debito e di subordinazione alla nazione protagonista: gli Stati Uniti d’America.
I nuovi colonizzati sono…
Perkins elenca i seguenti paesi come target del suo lavoro: Ecuador, Panama, Indonesia, Arabia Saudita, Iran, Colombia, Venezuela (attualmente in una crisi politica), Guatemala, Nicaragua.
Ma cosa hanno in comune questi paesi? Le caratteristiche sono spesso le stesse:
- Risorse disponibili di petrolio e gas naturali.
- Minerali e altre risorse utili all’industria.
- Economia in via di sviluppo con un terziario debole e industrie quasi assenti.
- Una forte necessità di investire in infrastrutture (dighe, ospedali, centrali elettriche, strade, porti, aeroporti, …) o rinnovarle.
- Instabilità politica che favorisce corruzione e controllo.
- Talvolta un recente cambio di regime repentino come un colpo di stato.
- Una forte disuguaglianza nella popolazione.
Tutti fattori che favoriscono l’insediamento dei tentacoli di un altro governo più forte, in cambio di potere e denaro garantiti al governo fantoccio. Ma non è tutto.
Come funziona la strategia degli Hitman del Neocolonialismo?
Come principale obiettivi la colonizzazione si propone di espandere l’influenza della nazione “Madre” e di promuovere e supportare gli interessi delle multinazionali.
La strategia maggiormente utilizzata si struttura nel seguente modo (riscontrabile nella storia di ognuno dei precedenti paesi citati).
Passo 1. Convincere i leader nazionali a prendere enormi prestiti. L’Economic Hitman propone ai vari capi di governo grandi progetti infrastrutturali, finanziati da enormi prestiti concessi da istituzioni come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Questi progetti, teoricamente, dovrebbero stimolare la crescita economica e migliorare le condizioni di vita locali.
Passo 2. Gonfiare le previsioni economiche riguardo i benefici che il paese accumulerà accettando il prestito e avviando i lavori. Ciò è possibile tramite i sesguenti metodi:
- esagerando la stima del PIL e la previsione della domanda;
- sottovalutando i costi di mantenimento e di costruzione;
- ignorando le conseguenze sociali e ambientali che ne derivano;
- considerando solo il “best case scenario” e omettendo molti dei rischi legati alla manovra finanziaria e ingegneristica;
- manipolazione dei rapporti degli esperti per far apparire il tutto più fattibile e sostenibile;
- pagando chi serve per star zitto o dire solo quanto serve.
Passo 3. Utilizzare il denaro per avvantaggiare le proprie aziende. Ebbene sì, niente è gratis! I fondi dei prestiti concessi ai paesi in via di sviluppo non vengono dati direttamente ai governi locali, in quanto vincolati all’acquisto di beni e servizi da aziende selezionate tra colossi del paese usuraio. Non si contribuisce alle aziende nel paese indebitato. Questo significa dunque che il denaro apparentemente prestato torna immediatamente nel paese di origine. Nei casi precedenti, il denaro confluiva nuovamente nelle casse degli Stati Uniti, beneficiando le grandi multinazionali, mentre il debito rimaneva al paese più debole.
Passo 4. Creare un ciclo di debito insostenibile. Una volta contratti i prestiti infatti, i paesi indebitati spesso si rivelano incapaci di ripagare – il tutto a causa delle stime economiche esagerate e della reale inefficacia di molti progetti – rendendo necessario negoziare una diversa soluzione. Spesso questa consiste nel cedere risorse naturali, concedendo basi militari, o appoggiando politiche favorevoli agli interessi del paese prestante.
Apriamo gli occhi
Risultato di questa colonizzazione indiretta? Il mondo di oggi. Governi dittatoriali e instabili come quello venezuelano di Maduro, povertà su larga scala, paesi dove importanti aziende piantano la bandierina ma nei quali rimane bassa la qualità di vita, un continuo coinvolgimento di organi esterni nella politica e uno sfruttamento indomito delle risorse naturali da parte di paesi più “forti”. E poi ci sorprendiamo se la NATO non è la benvenuta in Medio Oriente.
Eppure questi metodi non sono gli unici che garantiscono una colonizzazione indiretta. Ricordiamo la Guerra del Golfo e l’invasione ingiustificata dell’Iraq, quando si sospettava la produzione di armi a base di antrace (soffiata rivelata falsa), motivazione che ha spalancato le porte alla guerra al terrorismo che ha poi permesso ad aziende statunitensi come la Halliburton di coltivare i propri interessi in territorio straniero.
È il metodo più vecchio del mondo: divide et impera. Lo stesso meccanismo che vede spesso l’Europa come un territorio servile e orbitante ai voleri statunitensi. Un esempio lo è il silenzio mediatico sul genocidio a Gaza: gli USA proteggono Israele per propri interessi, Israele fa il diavolo a quattro con i territori vicini e nessuno ne può parlare perché altrimenti oltreoceano ci “sgridano”.
Ebbene, la nostra libertà inizia dove finisce il loro debole racconto per nascondere un gioco di potere. Apriamo gli occhi.


