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Caso Telegram, processo Durov – Fornirà dati sugli utenti, è la fine della libertà di espressione?

Che fine ha fatto Pavel Durov dopo l’arresto in Francia? Arrivano aggiornamenti in questi giorni anche sul CEO di Telegram, l’app di messaggistica più discussa del momento.

Chi è Pavel?

Pavel Durov, russo di nascita, classe 1984, sembra essere contraddistinto già da giovane dal fortissimo desiderio di libertà intesa sia come libera espressione che di azione.

Brevemente, la sua storia inizia quando sogna di diventare un Mark Zuckerberg russo, sviluppando un social network in Russia chiamato VK e con le stesse funzionalità e intenzioni di Facebook (quest’ultimo non era infatti ancora arrivato in Europa o in Russia).

Dopo il successo iniziale di VK, la piattaforma diventa il principale social nella nazione con oltre 100 milioni di utenti nel 2011. Tuttavia, spesso viene utilizzato per organizzare manifestazioni contro il governo, attirando l’attenzione dell’FSB (i servizi segreti russi).

Le autorità pressano in ogni modo Durov, spingendolo a limitare la libertà sulla piattaforma o a gestirla diversamente, ma non intraprendono azioni legali per evitare uno scandalo pubblico: legalmente, infatti, non c’era stata alcuna violazione. Non potendo quindi agire direttamente contro VK, il governo utilizza investitori vicini al regime per acquisire quote societarie dell’azienda di Durov tramite grandi capitali, influenzando quindi le scelte di gestione dell’attività tramite gli investitori di maggioranza.

L’associazione United Capital Partners (UCP) e altri investitori legati al governo acquisiscono così il controllo della società. Nel 2014, Durov e il fratello Nikolai (socio fondatore della piattaforma) vendono il loro restante 12% delle quote e lasciano VK, segnando la fine della battaglia contro le ingerenze statali.

I Durov lasciano infine la Russia, iniziando così un periodo di esilio assieme che li porterà in Europa, negli Stati Uniti e infine a Dubai.

Telegram, cosa minaccia le grandi istituzioni

Parallelamente a VK, Telegram viene fondata nel 2013 come piattaforma che garantisce privacy assoluta e libertà di espressione. L’obiettivo? Trovare un altro modo di garantire libertà di espressione e comunicazione, visto che la prima piattaforma è stata vittima del volere sovrano.

Le differenze rispetto a WhatsApp, che detiene ancora il primato mondiale nelle app di messaggistica, sono evidenti:

  • Non richiede il numero di telefono per partecipare a gruppi pubblici.
  • Offre crittografia avanzata tramite il protocollo MTProto, sviluppato dal Nikolai Durov.
  • Consente la creazione di grandi gruppi (fino a 200.000 utenti) e canali broadcast con audience illimitate.
  • Possibilità di impostare chat segrete con crittografia end-to-end.
  • Molte altre funzionalità pratiche e organizzative assenti in WhatsApp.

Testimonianza delle potenzialità dell’app di messaggistica sono stati i suoi grandi risultati. Nel primo anno di attività, Telegram raggiunge 100.000 utenti giornalieri e cresce rapidamente fino a 35 milioni di utenti attivi nel 2014.

Quanto c’è di più importante, Telegram si distingue per il suo impegno verso la non collaborazione con governi repressivi e con le istituzioni in generale, rifiutando di fornire dati sugli utenti. Una rivoluzione per quanto riguarda il mondo della comunicazione! Eppure un po’ di difficoltà questa caratteristica le ha portate, ed è proprio su queste difficoltà che si è costruito poi un attacco mirato al CEO russo.

L’anonimato e la mancanza di regole infatti attirano talvolta utenti malintenzionati: canali usati per il traffico di droga, la pedopornografia e la diffusione di contenuti legati al terrorismo. Nel 2015, ad esempio, Telegram è costretto a chiudere 78 canali legati all’ISIS, segnando una rara eccezione alla sua politica di privacy.

Il primo cedimento di Durov: un bene o un male?

Nel 2024, l’arresto di Durov in Francia fa scalpore. Proprio a causa dell’assoluta libertà garantita sulla piattaforma innovativa, il CEO viene accusato di essere responsabile dei reati “facilitati” da Telegram. La Francia infatti ha leggi molto più severe e delicate in fatto di Internet e telecomunicazioni.

Ma quali sono gli sviluppi? Attualmente Durov è sotto processo in Francia, che non potrà lasciare prima di Marzo 2025. A seguito dell’arresto, è stato rilasciato grazie ad una cauzione di 6 milioni di euro e proprio qualche giorno fa è comparso davanti il tribunale di Parigi per essere interrogato. Eppure la notizia che più fa discutere è l’avvio della collaborazione di Telegram con le istituzioni: la piattaforma inizierà a fornire dati (IP, numeri di telefono) alle autorità in caso di indagini su crimini gravi, un cambio significativo rispetto alla sua filosofia iniziale, tanto che l’avvocato di Durov parla di “ricatto”.

Cosa può significare questo in tema di libertà di espressione? Inizialmente collaborare con le istituzioni per garantire la sicurezza e sventare eventuali crimini appare un risultato positivo, tuttavia la dinamica è preoccupante se pensiamo che questo potrebbe essere l’inizio di limitazioni molto più restrittive sul web. Così come la rana bollita non si accorge che l’acqua passa dall’essere tiepida a calda, allo stesso modo potremmo non accorgerci di una limitazione dopo l’altra che creeranno un internet pilotato, sorvegliato e limitato.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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