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Come funzionano i cartelli messicani e come influenzano l’Europa grazie alla droga

Panetti di cocaina e dollari di un cartello messicano

I cartelli messicani della droga hanno goduto di un inatteso aumento di popolarità, in tempi recenti. Serie tv di grande successo come Narcos: Messico e i suoi spinoff hanno tratteggiato una realtà romanzata nel raccontare questi gruppi criminali, rispolverandone in qualche modo l’immagine e rendendola più accettabile. L’attualità però, come spesso accade, è ben diversa. Si tratta infatti di una rete potente e pericolosa, che stringe in una stretta morsa l’America centro-meridionale ed estende la sua influenza anche in Europa e in altri luoghi del mondo.

Il Messico e i cartelli della droga

Fino agli anni novanta, la capitale mondiale della droga era la Colombia. I cartelli di Calì e Medellin – tuttora attivi, ma meno rilevanti di 30 anni fa – sono poi stati messi sotto scacco dalle agenzie investigative internazionali, le quali sono riuscite ad arrestare svariati pesci grossi, come si suol dire, e a limitarne considerevolmente l’operatività. In tempi più recenti, dunque, l’hub internazionale di smercio e spaccio si è spostato più a Nord, in territorio messicano.

Secondo le ultime indagini, rese note dal governo, i cartelli attivi nel Paese centro-americano sarebbero numerosi. I più noti sono El Golfo, Sinaloa e Juarez, ma ne esistono molti altri che operano in complicità con questi oppure in maniera indipendente. I tre principali sono presenti, direttamente o tramite associazioni a delinquere loro legate, sull’intero territorio federale, che è immenso. Tramite alleanze e accordi, i cartelli operano spesso in connivenza, ma restano formalmente indipendenti. La frammentazione delle operazioni criminali contribuisce a renderli difficili da arginare. La presenza di simili attività a due passi dal confine con gli USA significa che lo stupefacente giunge facilmente negli States.

La DEA (Drug Enforcement Administration, l’agenzia che si occupa di combattere lo spaccio su suolo federale) ha calcolato che i proventi derivati da questa attività ammontano ogni anno a una cifra tra gli 8 e i 20 miliardi di dollari. Ogni 12 mesi, tale cifra viene rispedita in Messico dagli USA per il riciclaggio.

Export criminale

Le attività dei cartelli sono oggi tanto ben avviate da aver reso possibile l’esportazione del crimine in territorio statunitense. La coltivazione di marijuana e la produzione di anfetamine a nord del confine è ormai una pratica consolidata da tempo. Se, inizialmente, la questione riguardava soltanto la California, geograficamente prossima al Messico, negli ultimi anni queste operazioni si sono sempre più espanse verso est, creando presidi della droga anche sulla costa atlantica degli USA. I cartelli, a queste latitudini, possono contare sulla collaborazione con i gruppi criminali locali. Essi hanno garantito loro un’ottimale rete di distribuzione e l’accesso alle strade.

La strategia operativa dei cartelli, in patria come negli States, si basa sull’impiego massiccio di mercenari prezzolati (i quali, di frequente, operano come veri e propri corpi paramilitari), sulla corruzione delle forze dell’ordine e sulla violenza come strumento di terrore. Va detto che, in tempi recenti, sono stati fatti numerosi progressi per limitare l’azione degli agenti corrotti ed estirpare questo metodo. Siamo però ancora ben lontani da una soluzione che agisca alla radice del problema.

Le mani dei cartelli sull’Europa

Nel 2024 il traffico di cocaina in Europa ha raggiunto livelli mai visti prima. Nel giugno dello scorso anno, al termine di 12 mesi di indagini serrate, la polizia tedesca ha intercettato un carico di droga di 35,5 tonnellate. Il valore allo spaccio sarebbe di 2,6 miliardi di euro. È il porto di Amburgo la destinazione privilegiata per la polvere sudamericana smerciata dai cartelli. I numeri appena riportati sono destinati a essere superati la prossima estate, perché la quantità di stupefacente che raggiunge il vecchio continente aumenta esponenzialmente, di anno in anno. Si pensi, ad esempio, che nel 2013, le autorità tedesche hanno confiscato in tutto una sola tonnellata di merce.

Quel che fa più rumore, ad ogni modo, di questo traffico, non è tanto l’aumentare del giro (e, di conseguenza, la maggior quantità di prodotto intercettato) bensì il fatto che il prezzo allo spaccio rimanga stabile, così come il livello di purezza della sostanza. La domanda continua a sostenere l’offerta e la richiesta di droga aumenta. Ciò avviene perché, semplicemente, più stupefacente si sequestra più ne sfugge dalle mani delle autorità. Gli investigatori stimano di riuscire a intercettare una percentuale di droga tra il 10 e il 30% del totale spostato. La restante arriva alla destinazione prevista senza essere trattenuta presso alcuna tappa del suo percorso.

Una nuova realtà

Proporzionalmente all’aumento della merce movimentata, è cresciuto anche il livello di violenza delle bande criminali, nel nostro continente. In Belgio e nei Paesi Bassi la brutalità delle gang connesse con i cartelli latinoamericani è un’emergenza di sicurezza nazionale. Omicidi su commissione, attentati, sparatorie da auto in corsa: il modus operandi di questi lestofanti non ha nulla da invidiare a quello delle mafie che piagano il nostro Mezzogiorno.

Un ministro belga della Giustizia ha rischiato il rapimento. La figlia del re olandese ha dovuto interrompere gli studi, intrapresi ad Amsterdam, perché apertamente minacciata di morte dalle bande. Un giornalista televisivo, suo connazionale, Peter Rudolf de Vries, è stato ucciso con un colpo in testa.

Se la cocaina resta al centro della scena, sempre più spesso ad accompagnarla sul proscenio è una spirale di violenza e terrore. Ciò potrebbe finire presto per fagocitare l’economia locale e/o la politica. Il fascino di guadagni facili e potere elevato sa essere irresistibile. L’Europol è piuttosto preoccupata della possibilità che i sequestri di quantità sempre maggiori di stupefacenti siano un preambolo al punto di svolta che terrorizza tutti: quello in cui non saranno più gli Stati e le istituzioni a intimorire il narcotraffico, perché avverrà esattamente il contrario.

Minacce e leve di potere

Minacciare lo Stato e i suoi funzionari, sfidare le autorità e dimostrare di essere più forti è il tipico modo di agire di questi criminali. Il terrore paga. I migliori nemici sono quelli morti, recita una nota massima della malavita. L’applicazione di questa regola è quella che permette ai gruppi criminali di acquisire e mantenere il loro potere. Colpisce come la violenza sia ormai stata completamente sdoganata, specie per le reclute giovani. Si uccide anche quando non è strettamente necessario, poiché si è convinti che la violenza sia la strada giusta.

Non a caso, le armi a disposizione delle bande sembrano un arsenale pronto a sostenere una guerra. Mitragliatrici, bombe a mano e missili anticarro non hanno soltanto un aspetto intimidatorio. Le bande fanno sul serio e continuano ad armarsi. In Europa è necessario rispondere, prendendo esempio da quanto stiano facendo gli USA. Bisogna innanzitutto fronteggiare la minaccia sul piano informatico, dove gli adepti del cartello e i loro vassalli sfruttano crittografia e applicazioni di messaggistica poco controllate. Occorre poi imparare a trattare con chi smerci pasta di cocaina, prodotto grezzo, spesso più facile da rintracciare, che arriva in Europa prima di essere raffinato e segue rotte differenti.

Se non facciamo di più, perderemo la battaglia, ha affermato il direttore esecutivo dell’Europol, Catherine De Bolle, dopo il ritrovamento record ad Amburgo. Le infiltrazioni criminali restano difficilissime da soffocare e la corruzione dilaga anche nella UE. Celebre è la vicenda di uno dei commissariati di polizia di Bonn, finito sotto indagine nel 2021 perché avrebbe comunicato a una gang locale, che collaborava con i messicani, una retata programmata, poco prima che questa avvenisse. Il messaggio sarebbe partito da un computer posto all’interno del dipartimento.

Le operazioni dei cartelli stanno già pesantemente influenzando la società europea. È imperativo rallentarle, quantomeno, prima che divengano una vera e propria minaccia per ogni cittadino.

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