Poche ore prima di lasciare la sua posizione alla Casa Bianca e lasciare la poltrona a Trump, l’ormai ex presidente Joe Biden ha concesso un’ulteriore grazia ad un membro vicino al suo staff e del quale avevamo già parlato qui.
Si tratta di Anthony Fauci, esperto di malattie infettive negli Stati Uniti, il quale è stato al centro dell’attenzione internazionale durante e dopo la pandemia di COVID-19 per il ruolo cruciale svolto nella gestione della crisi sanitaria.
Biden ha motivato la decisione citando il rischio di “persecuzioni ingiustificate e politicamente motivate” da parte dell’amministrazione entrante guidata da Donald Trump. L’ex presidente ha inoltre chiarito che le grazie non implicano alcun riconoscimento di colpevolezza, ma servono piuttosto a proteggere la reputazione e le finanze degli interessati dai potenziali danni derivanti da ulteriori indagini.
Rimane però il fatto che la posizione di Fauci, il quale ha guidato la risposta americana alla pandemia, rimane incerta. Pochi mesi fa infatti circolava la notizia di un’ammissione da parte di Fauci davanti al Congresso americano, asserendo che alcune delle misure adottate durante la pandemia di COVID-19 (distanziamento sociale, l’uso delle mascherine) non erano supportate da solide basi scientifiche. Fauci ha infatti dichiarato di non ricordare studi specifici che giustificassero le misure attuate, ammettendo dunque di aver improvvisato e suscitando non poche polemiche.
In più la questione si è accesa in seguito alle supposizioni riguardanti il virus che ha scatenato la pandemia e i sospetti che sia dovuto ad una fuga da un laboratorio. Una volta calmate le acque infatti, sospetti e dubbi sono iniziati a nascere molto più facilmente e spontaneamente, portando anche alle indagini su membri della task force americana.
Con l’ultimo colpo di coda, uscendo dallo studio ovale, Biden ha fatto sì che queste indagini non proseguano, spezzando il processo dell’iter. Indubbiamente l’attuale amministrazione repubblicana, decisamente più radicale e sovranista, avrebbe approfondito la questione senza troppe delicatezze, quanto meno per mantenere le promesse tanto vistosa all’elettorato. Le preoccupazioni degli indagati erano quindi fondate, eppure è comunque sorprendente come, anche questa volta, la verità venga messa in secondo piano, nascosta da una scusante decisamente poco solida (dopotutto quale indagato in un qualsiasi processo si sente sempre allegro e tranquillo?).
Questa sembra essere piuttosto l’ennesima copertura di una vicenda per la quale hanno pagato le conseguenze civili e molti, molti innocenti.


