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Bible to Business: Motivazione dei collaboratori; Tessalonicesi 5:11, Proverbi 22:29, 2 Corinzi 7:16, Pietro 4:10

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Eccoci pronti per un’avventura affascinante nel mondo del business, dove i princìpi della Bibbia si fondono con la gestione aziendale per quel che riguarda la motivazione dei collaboratori. 

In questa intervista ho chiesto a Brunella Velasquez, manager dell’associazione “Imprenditore Non Sei Solo“, appassionata dei testi sacri e relatrice di The Bible Company, come questa fusione tra spiritualità e pratica aziendale possa trasformare radicalmente il modo in cui gestiamo le risorse umane. 

Attraverso le sue esperienze e il suo ardente interesse, Brunella ci condurrà in un viaggio ricco di illuminazioni, mostrandoci come applicare i princìpi biblici nella gestione del personale possa portare a una maggiore motivazione e successo nel mondo del lavoro.

Come possiamo applicare il concetto di incoraggiamento reciproco nel contesto aziendale? 

“Perciò consolatevi a vicenda e costruitevi l’uno l’altro, come del resto state facendo.” (1 Tessalonicesi 5:11)

L’azienda è composta da un gruppo di persone che insieme va dalla stessa direzione. Se non c’è coesione e non c’è direzione, è un problema. Una non può prescindere dall’altra, se si parla di creare un team. 

La direzione sarebbe l’obiettivo mentre la coesione sarebbe l’unità che si crea tra le persone grazie ai valori in comune. 

Quindi prima di focalizzarsi sull’incoraggiamento tra colleghi oppure prima di spingere la crescita di un gruppo, bisogna assicurarsi di aver definito bene quale sia la direzione dell’azienda.

Secondo, assicurarsi che il gruppo abbia in chiaro e sia d’accordo sui valori dell’azienda. 

E’ necessario definire bene bene quali siano i valori che guidano l’azienda, stabilendo delle policy consone a queste e accertandosi che queste vengano applicate e rispettate tra di loro. 

Se hai nel team persone che non rispettano queste regole, porteranno caos nel gruppo e demotivazione tra le persone che collaborano. 

Avere un gruppo coeso, che sa dove deve andare e usa tutti i mezzi per raggiungere l’obiettivo prefissato è un grande traguardo per un’azienda sana.

Avere persone che si supportano e si incoraggiano in ogni momento, sarà per la tua azienda una colonna portante che sosterrà gli altri che verranno, mattone dopo mattone, portando tutto il gruppo a vincere sul mercato. 

Costruirsi, consolarsi, supportarsi …sono tutte azioni conseguenti al sentire di un gruppo coeso e motivato per fare il bene per gli altri e per l’azienda.

Quali sono le implicazioni del versetto dei Proverbi 22:29 sull’eccellenza nel lavoro e nella leadership? 

“Hai visto un uomo abile nel suo lavoro? Sarà al servizio dei re, non di gente oscura.” (Proverbi 22:29)

Un bravo leader deve essere in grado di riconoscere quali collaboratori siano dalla sua parte e quali no. Chi di loro ci crede veramente in quello che fa in azienda e chi meno.

E tu, riconosci quali sono i collaboratori forti dentro la tua azienda? 

Allora apprezza il loro lavoro, sia in privato che in pubblico e fai in modo che sentano l’importanza di quello che fanno nell’attività. 

Per “forti” non intendo quelli bravi solo dal punto di vista tecnico, ma intendo persone che credono in quello che fai, che ti sostengono, che si sforzano e che cercano di contagiare in positivo altri colleghi. 

Quelli che tengono a quello che fanno e sono a disposizione per fare di più. 

Quanti dei tuoi collaboratori, fanno quanto viene chiesto con orgoglio? 

Stabilisci dei metodi di controllo, per esempio le statistiche in cui puoi monitorare quello che fanno e aiutarli a performare di più laddove ne abbiano bisogno. Per chi invece porta buoni risultati, stabilisci dei premi.

In che modo possiamo utilizzare il concetto di responsabilità e fiducia derivante da 2 Corinzi 7:16 per promuovere un ambiente lavorativo positivo? 

“Sono lieto di potermi fidare di voi in ogni cosa.” (2 Corinzi 7:16)

Affidare le cose da fare con fiducia verso i collaboratori, penso che sia di grande motivazione per loro. 

Perché una volta che hai mostrato al tuo collaboratore cosa debba fare, poi lo devi lasciare andare e FIDARTI di lui. 

La fiducia si deve far sentire, perchè se non lasci allora non dai la possibilità di crescere, considerando tutto quello che comporta la crescita. Accompagna i tuoi collaboratori in quello che fanno, ricordandogli che tu credi in loro.

Come possiamo interpretare il versetto di 1 Pietro 4:10 riguardante l’uso dei talenti e delle abilità nel contesto della gestione delle risorse umane aziendali? 

“Ciascuno usi il dono che ha ricevuto per servire gli altri, come buoni amministratori della grazia di Dio sotto molte forme.” (1 Pietro 4:10)

Se sei responsabile di un gruppo di persone, devi conoscere i tuoi uomini ed essere in grado di riconoscere quali siano i loro punti di forza e aiutarli a far esprimere tutto il loro potenziale. 

Gran parte delle persone non ha ancora riconosciuto i propri doni, nella gestione delle persone è fondamentale capire come aiutare le persone nel fare al meglio il proprio lavoro.

Prendersi cura dei collaboratori, riconoscere quali sono le loro abilità e fargliele notare è sicuramente un modo vincente per gestire le persone e portarle a vincere.

Conclusioni

Brunella ci ha dimostrato che, quando i principi biblici incontrano la gestione aziendale, il risultato può essere una leadership trasformazionale che non solo eleva il morale dei collaboratori, ma li motiva a raggiungere l’eccellenza nel loro lavoro.

Questa intervista ci lascia con la consapevolezza che la motivazione dei collaboratori, guidata da valori profondi e universali, può essere la chiave non solo per il successo aziendale, ma per la creazione di un ambiente lavorativo in cui tutti si sentono valorizzati, ispirati e parte di qualcosa di più grande. La sfida per ogni leader e manager è ora quella di trasformare queste parole in azioni, facendo dei principi biblici la bussola che guida le loro decisioni e il loro modo di essere esempio per gli altri.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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