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Belartina Pelinku e il primo “Corso Leadership” in Albania: un nuovo futuro per le imprese albanesi

Leadership

“Oggi si conclude il primo corso di Leadership e Management in lingua in Albania: le giornate più strane, meravigliose e sorprendenti della mia vita.

Chi mi conosce sa quanto io sia legata alle mie origini ed a una terra che per tanto tempo è stata denigrata da molti. Ho visto e vissuto tutti i sacrifici che i miei genitori hanno dovuto fare negli anni per assicurare una vita sana e felice alla propria famiglia e per questo ha dovuto spostarsi da quella che era casa.

Uno dei miei più grandi sogni, far sì che questo non accada più: e non perché cambiare vita sia sbagliato, ma affinché nessuno sia più costretto a scegliere tra casa ed un futuro dignitoso.”

– Belartina Pelinku

Belartina Pelinku è una giovane consulente aziendale di Riviera Consulting con una grande missione nel cuore, un suo sogno che non è solo professionale, ma profondamente radicato nelle sue origini. Belartina vuole costruire un futuro in cui nessuna persona albanese sia più costretta a lasciare la propria terra per cercare dignità altrove e, giorno dopo giorno, con determinazione e passione, lavora per rendere reale questo sogno.

A dicembre, Belartina ha raggiunto un grande traguardo, un passo importante non solo verso il suo sogno, ma anche un momento di grande valore per OSM, azienda leader in Italia nella consulenza per PMI, di cui Riviera Consulting è partner in franchising. 

Con determinazione e coraggio, Belartina ha tenuto il primo Corso Leadership di OSM in Albania, un importante corso pensato per aiutare gli imprenditori a diventare grandi leader della propria azienda. Belartina ha portato per la prima volta nel suo Paese d’origine un nuovo modello di crescita e formazione che lì ancora non esisteva e che trasformerà migliaia di imprenditori. Un momento che segna non solo la sua crescita personale e professionale, ma anche l’inizio di un cambiamento concreto per il futuro delle imprese albanesi.

Belartina, raccontaci un po’ la tua storia: come sei entrata in Riviera Consulting?

Sono nata e cresciuta a Cattolica, nel cuore della Riviera Romagnola, dove il lavoro stagionale è quasi un passaggio obbligato per i giovani. Qui si inizia presto a lavorare, principalmente per guadagnarsi la propria indipendenza. A 16 anni ho mosso anche io i primi passi nel mondo del lavoro come segretaria d’albergo. Da quel momento in poi, ho accumulato diverse esperienze, lavorando anche in banca e in altri uffici fino ai 21 anni.

Poi, mentre completavo la mia prima laurea, ho deciso di partire per Londra, dove ho vissuto per un anno. Non parlavo una parola di inglese e, per mantenermi, ho iniziato dal basso, come lavapiatti. Lavoravo in un ristorante che faceva parte di una compagnia con un hotel e un rooftop. Ma Londra è una città molto meritocratica e, pian piano, ho avuto l’opportunità di crescere. Un giorno, infatti, mi hanno proposto di iniziare a gestire tutte e tre le attività (ristorante, hotel e rooftop) offrendomi anche molti soldi .

Era una proposta che avrebbe potuto cambiarmi la vita, ma dentro di me sapevo che accettarla avrebbe significato trasferirmi lì e non tornare più in Italia. E io sapevo di voler tornare. Amo profondamente il mare e la mia terra, e l’idea di essermene allontanata mi sembrava quasi un paradosso. Così ho fatto una scelta controcorrente: ho rifiutato l’offerta e sono tornata a casa, con la certezza che il mio futuro fosse lì, in Riviera, dove tutto era iniziato.

Così sono tornata in Italia, mi sono laureata e ho trovato il mio primo impiego in una delle più grandi multinazionali del Paese. Sembrava un’ottima opportunità, ma purtroppo la realtà è stata diversa: stavo crescendo professionalmente, ma questo iniziava a dare fastidio e l’ambiente non era quello che speravo. Mi sentivo fuori posto, tanto che pur di andarmene ero disposta persino a tornare al lavoro stagionale.

Ho iniziato a inviare curriculum in giro per riprendere il ruolo di segretaria d’albergo e, tra le varie candidature, ne ho mandata una anche all’hotel Riviera Golf Resort. È stato lì che Paolo Casciola, il titolare, ha notato il mio curriculum. Dopo avermi conosciuto durante il colloquio, mi ha detto: “Come receptionist ti assumerei subito, ma io vedo in te qualcosa di più. Vorrei che diventassi una consulente aziendale.”

Paolo, infatti, oltre a dirigere il Riviera Golf Resort, è anche socio, insieme a Carlotta Villa, di Riviera Consulting, un’azienda di consulenza aziendale che opera nel cuore della Riviera.

Io non sapevo di preciso di cosa stesse parlando, era un mondo nuovo per me. Non volevo prendere una decisione alla cieca, così ho proposto a Paolo di lavorare per un mese gratis con Riviera Consulting, per capire se fosse davvero la strada giusta. Paolo mi ha sorriso e ha accettato subito, aggiungendo: “Devo presentarti la mia socia Carlotta, le assomigli parecchio!”

Così ho conosciuto anche Carlotta Villa. Tra noi c’è stata una connessione immediata, ci siamo trovate subito. Oggi mi sento estremamente grata di aver trovato un ambiente in cui posso crescere, imparare e costruire qualcosa di importante.

Come sei arrivata a tenere il primo Corso Leadership di OSM in Albania?

Io non ho mai rinnegato le mie origini, anche se sono nata e cresciuta in Italia. Al di là della mia vita e cultura italiane, mi sono sempre sentita profondamente legata all’Albania. Forse perché, fin da bambina, ho vissuto i sacrifici dei miei genitori e ho percepito il loro forte legame con la terra d’origine. O forse perché lì, in Albania, ho ancora parte della mia famiglia, i miei nonni, e un intreccio di radici e ricordi.

Comunque ho sempre guardato l’Albania con gli occhi dell’amore, della famiglia, e ne ho sempre visto un grande potenziale, soprattutto nelle persone. Certo, ci sono anche degli aspetti negativi, ma in alcuni tratti gli albanesi hanno una forza e una determinazione davvero speciali, quasi invidiabili. Questo legame non l’ho mai nascosto, anzi, ne ho sempre parlato apertamente. Ho sempre saputo che, pur non volendo trasferirmi in Albania perché la mia vita è in Italia, avrei voluto fare qualcosa per il mio Paese d’origine. 

Ivan Zorzetto (direttore di OSM International Group, ovvero il ramo di OSM specializzato nel supportare le aziende nell’espansione internazionale) lo sapeva bene. Nei 3 anni in cui ho lavorato in OSM ho tenuto diversi Corsi Leadership in Italia e proprio da lì è arrivata la proposta di Ivan: tenere il primo Corso Leadership in Albania in lingua.

Portare il Corso Leadership di OSM in Albania è stato davvero un passo storico. Come ti sei sentita quando hai saputo che avresti avuto questa responsabilità? 

Appena Ivan Zorzetto mi ha chiesto di tenere il primo Corso Leadership di OSM in Albania, io mi sono commossa. Ho chiamato mia madre, emozionatissima, come una bambina. Per me è stato un momento importante, perché porto con orgoglio la bandiera dell’Albania. Io mi sento senza dubbio italiana, ma, ogni volta che atterro in Albania, quel legame lo sento dentro. Nonostante ci sia stata solo per qualche vacanza, senza averci mai vissuto davvero, è come se una parte di me appartenesse ancora a quella terra.

Quindi, la prima emozione che ho provato è stata un’immensa gratitudine e felicità. Fin da subito ero entusiasta, davvero tanto. Però poi, essendo io una persona molto pragmatica, ho iniziato immediatamente a pensare a come avrei dovuto prepararmi al meglio.

Durante tutti i viaggi in macchina che facevo, chiamavo ogni giorno mia nonna e i miei parenti albanesi, restando al telefono anche per un’ora a parlare in albanese per riprendere allenamento con la lingua, visto che in Italia non la uso spesso! Poi mia mamma mi ha dato una mano con la traduzione delle slide per la mia presentazione… Insomma, è stato un po’ un lavoro di squadra!

Man mano che il corso si avvicinava, però, ho iniziato a sentire una certa ansia. Due settimane prima, mi sentivo totalmente in scomfort e mi ricordo che ho anche pensato: “Ma chi me l’ha fatto fare!? Tenere un corso in una lingua che parlo poco e proprio a fine anno, con mille scadenze e pressioni, ma sono impazzita?” 

Ma poi mi sono ricordata di una cosa: tutte le esperienze più belle della mia vita sono nate perché ho avuto il coraggio di buttarmi. E così, nonostante l’agitazione, l’entusiasmo ha ripreso il sopravvento.

Com’è stato poi tenere il corso? Che emozioni hai provato? 

Più si avvicinava la data più ero agitata, com’è normale che sia. Mentre andavo in aeroporto, ero completamente immersa nei miei pensieri. Stava davvero succedendo e la tensione era inevitabile. Sentivo una sensazione di attesa mista ad adrenalina.

La mattina del corso mi sono presentata e un po’ mi tremava la voce. I primi dieci minuti sono stati carichi di emozione e agitazione, ma poi, man mano che parlavo, ho iniziato a sentirmi sempre più a mio agio. È bastato un attimo per prendere il ritmo e lasciarmi andare: da lì in poi, tutto è venuto naturale.

La cosa che mi ha colpito di più è stata trovare persone molto più aperte di quanto si creda. Se ascolti il solito coro di voci, ti dicono che l’Albania è ancora indietro, che il suo popolo fatica ad evolversi. E invece, ho incontrato persone che hanno studiato, lavorato all’estero, costruito qualcosa di importante e poi deciso di tornare per contribuire alla crescita del proprio Paese. Vedere con i miei occhi che anche l’Albania sta cambiando, che c’è voglia di crescere e di innovare, è stato davvero emozionante.

Dall’altra parte, mi ha sorpreso sentire certe riflessioni da persone da cui non te lo aspetteresti proprio. Ma ormai, facendo questo lavoro, ho imparato che il cambiamento è possibile per chiunque e ne ho avuto la prova anche in famiglia. Mio padre, per esempio, è un albanese di 60 anni “vecchio stampo” e, se me l’avessero detto anni fa, non avrei mai pensato che potesse modificare così tanto il suo modo di vedere le cose. Eppure, col tempo, ha iniziato ad ascoltarmi, a mettersi in discussione, a migliorarsi.

Durante il corso ho visto tante persone fare questo stesso “switch mentale”: mettersi in gioco, aprirsi al cambiamento, proprio come accade normalmente nei nostri corsi Leadership in Italia. La differenza è che, culturalmente, dagli albanesi non te lo aspetti. Sono testardi, orgogliosi, spesso diffidenti. E invece ti assicuro che in quel momento ho visto che il desiderio di evolversi era molto più forte di qualsiasi reticenza. È stato incredibile.

Belartina, sei giovanissima, ma hai già raggiunto traguardi incredibili. Qual è stato il momento in cui hai capito di voler intraprendere un percorso così ambizioso?

Ti direi da sempre, da quando ne ho memoria. Non sono mai stata una persona che si accontenta e, anche se razionalmente so che per avere 29 anni sono a buon punto, dentro di me sento ancora di avere molta strada da fare.

Mi piace sfidarmi, mettermi alla prova, avere una competizione sana con me stessa. Sono molto autocritica e difficilmente mi accontento. Dicono che siano tratti tipici del segno della Vergine, io aggiungerei anche un pizzico di malsano perfezionismo!

Devo dire che se oggi sono la persona che sono, nel bene e nel male, lo devo tantissimo ai miei genitori. Sono estremamente legata alla mia famiglia e credo che il modo in cui hanno cresciuto me e i miei fratelli abbia fatto davvero la differenza, anche nel mio essere ambiziosa. Hanno sempre dato il massimo, in passato come oggi, e per questo li ringrazio spesso, con tutto il cuore.

C’è mai stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di mollare tutto? Come hai trovato la forza per andare avanti?

Il momento più difficile è stato quando ho fatto “lo switch”. Come ti dicevo prima, dopo essere tornata in Italia da Londra, ho accettato il lavoro in una multinazionale perché il mio sogno è sempre stato quello di diventare una donna in carriera, ma anche una mamma e lì avevo trovato un buon equilibrio tra lavoro e vita personale (in più ero nella mia amata Riviera!).

All’inizio vedevo in quell’azienda un’opportunità: la possibilità di crescere professionalmente, di avere tempo per me, per le mie relazioni e per costruire il mio futuro lì dove volevo stare. Ma la realtà è stata diversa. Ho resistito più di un anno, cercando di convincermi che fosse la strada giusta, ma dentro di me sentivo che non stavo bene. Quando ho deciso di licenziarmi, è stato come vedere un sogno che si spezzava. Mi sono sentita incapace, come se stessi fallendo.

Poi, però, ho avuto la fortuna di essere circondata da persone che mi volevano davvero bene. Loro si sono accorti che non ero felice e mi hanno parlato in modo diretto: “Ti sei sempre sacrificata fin da quando avevi 16 anni, il lavoro duro non ti ha mai spaventata. Se anche dovesse andare male, troverai un’altra strada. Ora che non hai vincoli, figli o grandi spese da fare, è il momento perfetto per buttarti e fare ciò che desideri davvero. E noi siamo qui per te.”

Quelle parole mi hanno dato la forza di fare un passo che, da sola, forse non avrei mai avuto il coraggio di fare: lasciare un lavoro a tempo indeterminato, con uno stipendio più che dignitoso per i miei 24 anni, e aprire una partita IVA. Senza quelle persone accanto a me, non so se ci sarei riuscita. Quindi un altro aspetto importantissimo è quello di circondarsi sempre delle giuste persone.

Qual è il tuo sogno più grande per il futuro, sia personale che professionale?

Ho delle mete ben precise, sia personali che professionali. Uno dei miei più grandi obiettivi è portare i miei genitori dall’altra parte del mondo e sono vicinissima a realizzarlo.

Ma c’è un sogno che per me va oltre il personale, qualcosa che sento come una missione sociale: riuscire a portare OSM anche in Albania. OSM mi ha dato delle basi fondamentali per affrontare la vita e il lavoro con una mentalità tutta nuova e vorrei che anche gli imprenditori e i professionisti albanesi potessero beneficiarne.

Ho ancora una parte della mia famiglia lì e conosco bene la realtà del Paese: in molte situazioni mancano opportunità, strumenti e un modello di crescita. Voglio contribuire a migliorare il modo di lavorare, renderlo più produttivo, più strutturato, permettere alle persone di guadagnare di più. Voglio dimostrare che è possibile costruirsi un futuro dignitoso anche senza dover ricorrere a scorciatoie illegali come delinquenza o altri compromessi etici.

Per me sarebbe bellissimo poter portare questo cambiamento in Albania. E questo Corso Leadership mi ha ricordato che questo sogno è ancora lì, nel cassetto, e che devo perseguirlo con determinazione.

Se potessi parlare alla “te stessa” ragazzina, magari di 18 anni, cosa le diresti?

“Everything happens for a reason”

Le direi: “Tranquilla, tutto quello che sta accadendo è perché deve accadere. Alla fine, andrà tutto bene.”

Sono sempre stata una persona che vuole avere tutto sotto controllo e quando le cose non andavano come volevo, mi arrabbiavo. Da bambina, ogni volta che qualcosa non andava come speravo o che affrontavamo situazioni difficili, mia madre, con una leggerezza incredibile, mi diceva: “Ina, se questa cosa non è andata, significa che non doveva andare. Più avanti ci sarà qualcosa di migliore.”

Quella frase, all’epoca, mi faceva impazzire. Mi sembrava una giustificazione troppo semplice per qualcosa che per me era un problema enorme. Ma oggi, guardando indietro, capisco quanto avesse ragione.

Ecco perché alla me di 18 anni direi di vivere tutto con più serenità, di affrontare ogni sfida in modo proattivo, senza lasciarsi schiacciare dall’ansia del controllo. Tutto fa parte del percorso. Forse è proprio per questo che non mi sento mai “arrivata”: perché so che c’è sempre qualcosa di più grande che mi aspetta dopo.

Che impatto speri di avere sul mondo e, in particolare, sui giovani che ti leggono in questo articolo?

Spero, in qualche modo, di poter essere d’aiuto. Cerco sempre di supportare le persone intorno a me e, quando accade, faccio di tutto per trovare soluzioni concrete, perché sono una persona estremamente pragmatica, più orientata all’azione che al sentimentalismo.

Io con la mia storia non credo di “avercela fatta”, anzi, sento che la mia strada è ancora lunga e che ho ancora milioni di cose da imparare. Ma una cosa la so: non ho fatto nulla di straordinario, ho semplicemente creduto fortemente in quello che volevo.

Non penso di avere nulla di più rispetto a chi, magari in questo momento, non sta ancora credendo abbastanza in sé stesso. E se c’è una cosa che ho capito, è che spesso la paura nasce solo dall’ignoto: se una situazione ci spaventa, è perché non l’abbiamo mai vissuta. E se non l’abbiamo mai vissuta, non possiamo sapere come andrà. Tutto qui.

Personalmente, mi ha aiutato molto comprendere il concetto di causa-effetto: capire che ogni azione porta a una conseguenza mi ha dato più leggerezza anche nella gestione delle difficoltà e delle situazioni più complesse.Ecco perché credo che leggere, scoprire nuove idee e aprire la mente a concetti diversi possa davvero fare la differenza. A volte basta una frase nel momento giusto per dare quello switch mentale di cui abbiamo bisogno.

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