Nei libri di scuola plastificati e riempiti di sottolineature leggiamo di quanto la politica statunitense sia stata esemplare e di ispirazione per quella europea e di come tale esempio si sia consolidato negli anni.
Un esempio, quello degli Stati Uniti d’America, apparentemente solido e infallibile già dalla seconda guerra mondiale. Tuttavia le domande scaturite dagli eventi degli ultimi giorni possono già riassumersi con un unico titolo: la democrazia americana è instabile?
Il 13 luglio 2024, comizio in Pennsylvania, il tentativo di assassinio perpetrato dal ventenne Thomas Matthew Crooks ai danni dell’ex presidente USA Donald Trump ha aperto ulteriori questioni, non solo sull’efficienza della sicurezza o sulla possibilità di reperire facilmente armi da fuoco.
Crooks ha sparato verso il palco del comizio da un tetto lì vicino riuscendo a sfiorare l’orecchio di Trump con il primo proiettile esploso, per poi essere neutralizzato dai servizi segreti.
Le reazioni al tentativo di assassinio sono state varie. Alcuni politici repubblicani, come il senatore J.D. Vance, hanno accusato la retorica della campagna di Joe Biden di incitare alla violenza contro Trump.
Ma quali sono le conseguenze più nascoste e importanti della vicenda?
La popolarità di Trump
Intanto ricordiamo che Trump è stato recentemente condannato per 34 capi di imputazione per la falsificazione di documenti aziendali legati al caso dei pagamenti in nero. Questa condanna ha avuto un impatto significativo sulla sua campagna elettorale per le presidenziali del 2024. Un sondaggio di Politico-Ipsos ha rivelato che il 33% degli intervistati è meno propenso a votare per lui a causa della condanna, mentre solo il 17% è più propenso a farlo.
I repubblicani stanno cercando di delegittimare la condanna, sostenendo che sia parte di una persecuzione politica orchestrata dal Dipartimento di Giustizia sotto l’amministrazione Biden. Questo ha inizialmente contribuito a polarizzare l’opinione pubblica riguardo alla legittimità delle accuse contro Trump.
Tuttavia gli eventi degli ultimi giorni possono, ora, ribaltare la situazione, già di per sé abbastanza favorevole per Trump nonostante la condanna.
Questo anche grazie alla crescente incertezza dell’opposizione democratica, la quale vede un Biden sempre più stanco e ridicolizzato, praticamente messo da parte dal suo stesso partito.
In più, in questo frangente, i social e l’opinione pubblica possono veramente fare un’enorme differenza.
Dopotutto il vero tribunale non è più costituito da un giudice e da una giuria di pari, bensì da milioni – se non miliardi – di spettatori e consumatori di social network, i quali emettono sentenze e scelgono presidenti in base a quanto e come se ne parla sulle piattaforme di tendenza. Ne è stata la prova il caso Depp-Heard, che ha visto in tribunale solo una conferma di quanto sui social network era stato già deciso.
Questo rende evidente una cosa: viviamo nel secolo in cui la campagna elettorale si vince su internet ancor prima che alle urne e l’ex presidente questa cosa la sa bene. Lo sa molto bene anche il team marketing di Trump, cogliendo ora il succulento vantaggio. Quanto può tornare utile, infatti, il recente attentato in termini di popolarità? Prevediamo dunque una crescita impressionante.
Conseguenze politiche e internazionali
La notizia dell’attentato ha ovviamente attirato l’attenzione globale.
In Europa, diversi leader hanno espresso solidarietà con Trump, pur criticando il clima politico americano che, secondo loro, facilita tali episodi violenti
La Russia ha reagito attraverso Dmitry Medvedev, un alleato di Vladimir Putin, il quale ha usato l’episodio per criticare l’instabilità politica negli Stati Uniti, accusando indirettamente le politiche occidentali di fomentare violenza e divisioni interne.
Le conseguenze a livello internazionale si stanno concretizzando in un clima di sfiducia nella solidità del sistema politico americano, ma non tanto dal punto di vista burocratico o di sola efficienza della sicurezza. Si tratta più di una fiducia che vien meno nell’aria romantica e infallibile dipinta attorno alla storia americana. Tutto l’occidente dopotutto è stato abituato a guardare gli USA come una sicurezza politica, la quale appare, un attentato alla volta, sempre meno solida e socialmente accettata.
Conclusioni
Se analizziamo gli ultimi 50 anni di storia americana ci imbattiamo in guerre al terrore che si sono rivelate pretesti di conquista e invasione, sostegni armati di convenienza pagati coi soldi di cittadini contribuenti e una lunga sequenza di episodi simili a quello del 13 luglio.
La democrazia americana è dunque stabile? Probabilmente la risposta non giace in nessun articolo di giornale, né tantomeno nelle dichiarazioni della Casa Bianca (guidata da chiunque tranne che da Biden).
La risposta la si trova nei pensieri più onesti dei cittadini americani, rappresentati forse da un sistema politico che – come il nostro, quello europeo – è sempre più distante dalla realtà quotidiana, concentrato un po’ troppo sulle guerre al terrore, su dove trovare qualche litro di petrolio in più e su come veicolare i media per salvare le apparenze.
La distanza tra governo e cittadini – i quali difficilmente abbracciano l’idea di una politica non pacifista – è evidente in Europa così come appare chiara in America, l’unico problema è che in quest’ultimo continente è più facile trovare delle armi a buon mercato e quelle di questi giorni sono le amare conseguenze.



