Aumentano le tensioni nei territori vicini al Mar Rosso, in Medio Oriente. A testimonianza di ciò documentiamo il recente attacco di un drone esplosivo, precipitato sul dormitorio di una base militare statunitense (soprannominata “Tower 22”) al confine nord-est della Giordania, a ridosso del confine siriano e iracheno.
Ma cosa è accaduto e cosa è arrivato fino a noi?
Nella notte del 28 Gennaio 2024 ben tre soldati americani sono deceduti in seguito a tale attacco e più di trenta risultano essere i feriti. A rivendicare l’attacco è stato un gruppo terroristico iracheno ma Washington sembra vederla diversamente, puntando il dito verso Teheran.
Biden sembra infatti sicuro e determinato nell’accusare l’Iran di sostenere questi gruppi terroristici e di guidarne indirettamente gli attacchi. Non si nasconde infatti mentre, davanti la stampa, promette di farla pagare ai responsabili. Ma quali sono le fonti americane che in modo così certo accusano l’Iran di finanziare questi gruppi? E soprattutto perché l’Iran continua a smentire questa versione? Lo notiamo in questo ultimo avvenimento così come in quelli avvenuti sulle coste dello Yemen, per mano dei ribelli Houti contro le navi cargo.
Il vantaggio Iraniano nel trattar bene gli USA potrebbe risiedere nei 6 miliardi di fondi che spetterebbero all’Iran ma che sono bloccati in una banca in Qatar, grazie alle sanzione statunitensi e ad un accordo col governo di quest’ultima nazione. Secondo i recenti sviluppi, Washington ha promesso la liberazione di questi fondi a favore dell’Iran a patto che questi vengano usati per scopi umanitari e che in cambio si riceva la liberazione di cinque prigionieri americani. Indubbiamente un vantaggio conveniente rispetto alla cifra della quale si parla.
Ma adesso la situazione è cambiata: l’equilibrio è alterato. L’attacco alla Tower 22 ha mietuto tre vittime americane, le prime dall’inizio del conflitto tra Israele e Hamas. Questo voleva essere un avvertimento contro le truppe statunitensi da parte degli oppositori di Israele, intimidendole e spingendole ad abbandonare il sostegno verso l’alleato israeliano, ma ciò costituirà forse un pretesto per fomentare i conflitti, approfittare della confusione e ristabilire un nuovo ordine in Medio Oriente? Le mire americane sono esclusivamente di vendetta e/o giustizia o assisteremo ad una nuova escalation di conflitti strategici e ben architettati per arricchire enti specifici, così come avvenne nella Guerra del Golfo?
A fomentare i dubbi è anche l’ambigua posizione della base Tower 22, situata nei pressi del confine siriano ma che, a quanto dichiarato dal governo della Giordania, si trova oltre tali confini e quindi non in Giordania, bensì in Siria. La base dovrebbe infatti servire come appoggio per l’avamposto di Al-Tanf (sopra il confine, in Siria) inizialmente utilizzato e conosciuto, grazie alla sua posizione strategica, nel monitorare e combattere i movimenti del gruppo terroristico ISIS. In realtà la posizione consente agli americani di controllare e strangolare l’economia siriana, avendo la possibilità di bloccare l’autostrada che collega Damasco ad Amman.
Oltretutto alcune fonti riportano come la base sia utilizzata anche per formare i terroristi di Al Qaeda, i quali poi osteggiano e combattono il governo di Assad. Siria, Russia e Cina hanno chiesto alle truppe americane di lasciare il paese, ma in gioco c’è troppo.
Infine, se la base dovesse davvero trovarsi in Giordania anziché in Siria cosa potrebbe significare? Intanto sarebbe un situazione imbarazzante per i media, evidenziando la confusione di informazioni che arrivano fino a noi.
Per non parlare poi della legittimità di queste basi americane. Quali accordi sono stati presi per legittimarne la presenza su questi territori? Di certo sappiamo che l’esercito della Giordania usufruisce di finanziamenti, addestramenti e aiuti americani.
Come sempre, le conclusioni possono essere molteplici e sono lasciate al lettore. Di certo c’è che la situazione dall’altra parte del Mediterraneo si sta scaldando pericolosamente.
Come mais in padella che scoppietta un chicco alla volta, gli attacchi e le tensioni si stanno espandendo su più territori. Per vederne le cause dobbiamo veramente guardare al 7 Ottobre 2023 e agli attacchi di Hamas o il progetto è molto più ampio e bene orchestrato?
Dopotutto siamo abbastanza abituati a guardare la guerra non più come una situazione inevitabile, ma piuttosto come un mercato profittevole per specifici enti e organizzazioni.


