A seguito del secondo conflitto mondiale abbiamo avuto vinti e vincitori. Come di consueto quest’ultimi hanno poi, in modo più o meno evidente, riscritto le regole e la storia.
Dal 1945 in poi gli Stati Uniti d’America sono stati il principale protagonista dello scenario mondiale. Quello che dobbiamo riconoscere è il colpo da maestro di Roosvelt, presidente del dopoguerra che fiutò la possibilità di espandere l’influenza della potenza americana in Europa. Vediamo come è stata l’ascesa.
Come gli USA hanno sviluppato potere e ricchezza dal dopoguerra
Dalla conferenza di Yalta (1945), l’Europa si divide: a Est sotto il controllo sovietico, a Ovest sotto l’influenza degli Stati Uniti. Da lì a poco sarebbe iniziato il periodo di tensioni noto come Guerra Fredda, creando uno dei climi politici più tesi del secolo scorso.
La vera influenza americana, che ha segnato l’inizio della grande scalata degli Stati Uniti, si sviluppa a partire dagli aiuti forniti all’Europa e al Giappone tramite il Piano Marshall, con 13 miliardi di dollari (177 miliardi di oggi), e il Piano Dodge del 1949 per la ricostruzione del Giappone. Questi interventi garantirono una solida influenza americana, considerando che una delle condizioni per ricevere gli aiuti in Europa era l’assenza di presenze comuniste nei governi delle nazioni beneficiarie.
Ciliegina sulla torta geopolitica: la NATO. Un blocco militare coeso, spesso estensione silenziosa dell’apparato bellico americano, che mirava a contenere in ogni modo possibile lo sviluppo, la prosperità e il rafforzamento delle forze sovietiche.
Il quadro generale era favorevole agli Stati Uniti: un’Europa in ginocchio e disorientata, il Giappone devastato, e un nemico sovietico da indebolire evitando uno scontro diretto, pena l’annientamento totale (ricordiamo la minaccia delle armi nucleari). Se poi pensiamo che l’economia mondiale iniziò a prendere come moneta di riferimento il dollaro e che la cultura americana fu promossa come una delle più progressiste, risulta ovvio come l’ascesa a superpotenza mondiale sia stata quasi semplice.
Quali sono invece i fallimenti evidenti?
Nonostante il ruolo di superpotenza indiscusso conquistato dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno commesso una serie di errori politici che ne hanno minato l’influenza globale e la credibilità nel lungo termine. Questi fallimenti, frutto di calcoli geopolitici errati, interventi militari controversi e alleanze discutibili, hanno spesso avuto conseguenze devastanti sia per gli USA che per le regioni coinvolte. Vediamone alcuni tra i più evidenti.
1. Guerra del Vietnam (1955-1975). Uno dei capitoli più bui della storia americana. Gli States, nel tentativo di fermare l’espansione del comunismo nel Sud-est asiatico, si trovarono invischiati in un conflitto senza uscita, che causò la morte di oltre 58.000 soldati americani e milioni di civili vietnamiti. Nonostante l’imponente sforzo bellico, gli USA non riuscirono a impedire la caduta del Vietnam del Sud e il conflitto si concluse con un’umiliante ritirata.
2. Interferenze in America Latina. Nel corso della Guerra Fredda, gli Stati Uniti sostennero una serie di colpi di stato e dittature militari in America Latina con l’obiettivo di contrastare l’espansione comunista e proteggere i propri interessi economici. Interventi come il rovesciamento di governi democraticamente eletti in Guatemala (1954), il supporto alla dittatura di Pinochet in Cile (1973) e l’appoggio ai Contras in Nicaragua negli anni ’80, hanno contribuito a destabilizzare l’intera regione, generando violenze, violazioni dei diritti umani e un duraturo sentimento di sfiducia verso gli USA. Abbiamo trattato l’argomento in molti altri articoli, ad esempio qui e qui.
3. Guerra in Iraq (2003). L’invasione dell’Iraq rappresenta uno degli errori più gravi della politica estera americana del XXI secolo. Basata su false informazioni riguardanti la presenza di armi di distruzione di massa, l’intervento non solo ha destabilizzato l’Iraq ma ha innescato una serie di conseguenze disastrose per il Medio Oriente, inclusa la nascita dell’ISIS e un’inasprita crisi umanitaria.
4. Sostegno a regimi autoritari. Gli Stati Uniti hanno spesso sostenuto regimi autoritari purché fossero alleati strategici nella lotta contro il comunismo o utili per fini geopolitici. Esempi lampanti includono l’appoggio all’Iran dello Scià prima della rivoluzione del 1979, l’Egitto di Hosni Mubarak e l’Arabia Saudita. Questi regimi, spesso caratterizzati da gravi violazioni dei diritti umani.
5. Coinvolgimento nel Medio Oriente e difesa indiscriminata di Israele nonostante la palese follia (ancora in corso). La politica americana in Medio Oriente, particolarmente il sostegno incondizionato a Israele, ha esacerbato le tensioni nella regione. Gli Stati Uniti sono spesso stati percepiti come un attore parziale e incapace di agire da mediatore imparziale, specie con i continui aiuti richiesti da Biden al congresso, contribuendo a un conflitto che si protrae da decenni senza una soluzione chiara e che ha mietuto tante vittime da poter essere considerato un vero genocidio.
6. Politiche di contenimento della Guerra Fredda. Durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti adottarono una politica di contenimento che portò a interventi militari indiretti in Africa, Asia e America Latina. Questi interventi, spesso sotto forma di guerre per procura, hanno alimentato conflitti civili, instabilità e sofferenze umane, il più delle volte per poter poi avviare un business di ricostruzione o post-bellico a favore delle multinazionali americane (qui per approfondire).
8. Politiche commerciali e globalizzazione. Negli ultimi decenni, le politiche commerciali americane hanno favorito la globalizzazione, promuovendo il libero scambio a vantaggio delle grandi multinazionali, ma a scapito delle economie locali. Questo ha portato a una crescente disuguaglianza economica sia negli Stati Uniti che all’estero.
Il declino dell’impero
La geopolitica del futuro potrebbe delineare uno scenario molto diverso, dominato da economie sempre più flessibili e innovative come India e Cina, di cui abbiamo già discusso e continueremo a parlare. Queste nazioni, con modelli di sviluppo aggressivi e un forte focus sull’innovazione, stanno rapidamente ridefinendo gli equilibri globali.
I miliardi che ogni giorno escono dalle casse americane per finanziare paesi lontani e sostenere l’industria bellica rappresentano una spesa che il governo degli Stati Uniti potrebbe non riuscire più a sostenere con la stessa facilità. Questi investimenti, una volta visti come strumenti di influenza globale, rischiano ora di diventare un peso economico e politico difficile da giustificare.
Confusione politica, crisi alimentari, tensioni sociali e flussi migratori incontrollati: sono tutti problemi che qualsiasi grande nazione può affrontare, ma ciò che preoccupa sono gli effetti a lungo termine di queste sfide se non vengono gestite adeguatamente. La credibilità degli Stati Uniti è stata già fortemente erosa negli ultimi vent’anni; cosa accadrà in futuro se queste dinamiche non cambiano?
A destare ulteriore preoccupazione è la risposta decisa e crescente del blocco orientale, che non attende più il salvataggio di qualche eroe democratico, ma lavora instancabilmente per costruire il proprio futuro. La Cina, con la sua Belt and Road Initiative, e l’India, con la sua rapida crescita tecnologica, sono esempi di un nuovo approccio: creare una propria via verso il successo, indipendentemente dall’influenza occidentale.
Probabilmente stiamo andando incontro a un nuovo equilibrio globale, in cui la bilancia potrebbe finalmente pendere a Est invece che a Ovest, segnando un cambiamento epocale rispetto al secolo scorso.


